Venerdì 27 marzo 1992, negli studi di Verde TV, Pio Rapagnà ammoniva gli elettori con quel suo piglio schietto, dicendo: «Un accento che fa la differenza», per evitare che il suo nome venisse storpiato sulle schede. L'uomo dalla sciarpa rossa, indomito simbolo di Democrazia Proletaria, sperava in un ritorno perenne di quegli ideali di lotta e giustizia per i quali si era sempre battuto. Pio Rapagnà non c'è più, ma non abbiamo dimenticato lui, né le sue battaglie condotte sempre al fianco degli ultimi. Rivedere oggi questa intervista, rilasciata in occasione delle elezioni politiche del 1992, significa immergersi in un clima di passione politica che oggi appare quasi dimenticato. Quell'invito a segnare bene l'accento non era solo una pignoleria grammaticale, ma il grido di chi voleva che la propria identità, e quella del popolo che rappresentava, non venisse confusa o cancellata dai palazzi del potere. Rapagnà portava in televisione la voce della strada, la concretezza dei bisogni delle classi lavoratrici e quella coerenza ideologica che lo rendeva un punto di riferimento insostituibile. In un momento di profonda trasformazione per il sistema politico italiano, la sua figura incarnava la resistenza di una sinistra che non intendeva scendere a compromessi sulla pelle degli umili. La sua sciarpa rossa rimane ancora oggi il vessillo di un'Italia che ha continuato a sognare l'uguaglianza, un monito che, attraverso questo video, continua a parlarci di dignità, coraggio e di una militanza vissuta fino all'ultimo respiro come un servizio alla comunità.
ELSO SIMONE SERPENTINI

