
È abruzzese e fratello dell’ex senatore Fabrizio Di Stefano il dirigente finito al centro dell’inchiesta milanese sull’insider trading che scuote i vertici di Monte dei Paschi di Siena. Stefano Di Stefano ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione della banca, dove sedeva come amministratore non indipendente ed era componente del comitato rischi e sostenibilità. La comunicazione è arrivata con una nota dell’istituto senese: passo indietro motivato da “ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico”. La banca ha preso atto della decisione e lo ha ringraziato per l’attività svolta. Di Stefano, alto dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è indagato dalla Procura di Milano per presunto abuso di informazioni privilegiate su titoli Mps e Mediobanca. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe acquistato azioni delle due banche nei giorni precedenti l’annuncio – il 24 gennaio 2025 – dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps sull’istituto milanese. L’indagine sarebbe partita da una segnalazione di operazioni sospette dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, trasmessa al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e poi ai pm milanesi; un’ulteriore segnalazione sarebbe arrivata dalla Consob. Nel dettaglio, tra il 2 e il 21 gennaio scorso, il dirigente avrebbe acquistato circa 33 mila euro di azioni Mps e 120 mila euro di titoli Mediobanca. La rivendita, avvenuta il 28 gennaio, gli avrebbe consentito un profitto di poco inferiore ai 9 mila euro; poco più di mille euro sarebbe andato al figlio. Il fascicolo per insider trading procede su un binario autonomo rispetto all’inchiesta principale sul risiko bancario e sulla tentata scalata a Mediobanca, in cui si ipotizzano i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza e nella quale Di Stefano non risulta indagato. Già a novembre, nell’ambito delle perquisizioni disposte dai pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, coordinati dall’aggiunto Roberto Pellicano, la Guardia di finanza aveva effettuato accessi anche presso due dirigenti del Mef, tra cui Di Stefano. In quel contesto non risultava indagato per il filone principale, ma gli era stata notificata un’informazione di garanzia per l’ipotesi di abuso di informazioni privilegiate. Intanto gli inquirenti devono ancora completare l’analisi del materiale informatico sequestrato – telefoni e dispositivi – attività rallentata da questioni tecniche.

