
Che fine ha fatto il San Valentino teramano? Un anno fa, in piazza, c’erano palloncini rossi e cuoricini ovunque. C’era “ammmmore” ovunque, anche nei sorrisi dell’assessore Filipponi, felice della bella iniziativa che, udite udite, ospitava persino una lotteria con in palio una Fiat Panda come primo premio. Una promessa su quattro ruote, simbolo di una città che voleva amare a sorridere.Oggi, di quel “San Valentino” teramano, resta poco o nulla. La Panda non è mai stata assegnata. È tornata al concessionario, nonostante il regolamento prevedesse altro (ma al Comune evidentemente la cosa non interessa). E la festa che avrebbe dovuto rilanciare il centro si è trasformata in un caso politico e amministrativo. Dietro l’organizzazione c’era l’associazione Latinoamerica Unida, con sede nel CaFè di San Nicolò, destinataria di fondi e contributi pubblici. Una realtà alla quale il Comune, tra il 2024 e il 2025, ha concesso circa 40 mila euro solo per il Carnevale e per il San Valentino. Soldi pubblici, dunque, per eventi pubblici. Eppure le ombre sono tante. Gli stessi organizzatori del Carnevale teramano – sempre firmato Latinoamerica Unida – sembra che non abbiano ancora pagato i carri arrivati in città: 600 euro ciascuno, somme che i carristi attendono ancora. A garantire, intercedendo con l’associazione, è stato lo stesso assessore Antonio Filipponi, che si è fatto carico di rassicurare chi aspetta il compenso, ma intanto è arrivato un altro Carnevale e quei soldi non sono ancora arrivati. Qui non si tratta di fare polemica sterile. Si tratta di chiarezza. Perché quando un Comune affida eventi, assegna contributi, promuove iniziative, deve vigilare. Non basta riempire una piazza di cuoricini. Non basta annunciare una lotteria. Non basta accendere le luci per una sera. Serve trasparenza sui regolamenti, sui pagamenti, sui rapporti economici, sulle responsabilità. Se un premio previsto non viene assegnato, qualcuno deve spiegare perché. Se un carro sfila e non viene pagato, qualcuno deve assumersene la responsabilità. Il punto non è la Panda. Non sono i 600 euro di ogni carro. Non sono nemmeno i 40 mila euro complessivi. Il punto è la credibilità delle istituzioni. Una città non può permettersi eventi effimeri che lasciano dietro di sé conti sospesi e interrogativi aperti. Una città che investe in cultura e spettacolo fa una scelta politica legittima. Ma quella scelta deve poggiare su basi solide, controlli rigorosi e rendicontazioni puntuali. Un anno fa si promettevano cuori e premi. Oggi resta la domanda più semplice e più scomoda: chi controlla? Intanto, il San Valentino teramano è scomparso…

