
A Teramo c’è un posto già assegnato, un corso di laurea pronto ad accogliere e una borsa di studio finanziata nei dettagli. Ma lo studente che dovrebbe occuparlo, Osama, è ancora bloccato nella Striscia di Gaza. Da settembre aspetta di poter lasciare il territorio palestinese per iniziare Biotecnologie all’UniTe. Come lui, altri 37 vincitori del programma Iupals restano sospesi: selezionati, iscritti e sostenuti economicamente dagli atenei italiani, ma senza autorizzazioni e procedure concluse per l’ingresso in Italia. È tutto pronto, manca solo quel documento. Un timbro. Tutto fermo per un cortocircuito burocratico tra Israele e la Farnesina, che ha portato al blocco del percorso che, attraverso la Giordania, portava i ragazzi di Gaza in Italia. Il progetto Iupals — Italian Universities for Palestinian Students — è promosso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) insieme ai ministeri degli Esteri e dell’Università e al Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Coinvolge diversi atenei, tra cui Milano, Bologna, Ferrara, Trieste, Insubria, Calabria e Teramo. Le università hanno stanziato decine di migliaia di euro per coprire l’intero percorso accademico dei beneficiari: tasse, alloggio negli studentati, mensa, assicurazione sanitaria tramite Servizio sanitario nazionale, trasporti, computer in comodato d’uso e un contributo economico complessivo di circa 4 mila euro. Non si tratta di un’iniziativa emergenziale o umanitaria in senso stretto, ma dell’esito di un bando competitivo con centinaia di candidature e selezioni rigorose. «È assurdo — spiega Antonio Violante, docente di Geografia storica all’Università Statale di Milano, dove mancano all’appello dieci borsisti —. Gli studenti sono già formalmente iscritti ai corsi ma non possono frequentarli: le loro stanze sono pronte e restano vuote, con il rischio concreto di perdere l’anno accademico». La vicenda di Osama, raccontata oggi dal Fatto Quotidiano, rende tangibile l’impasse. Studiava Medicina quando l’università a Gaza è stata bombardata: il tempo si è fermato, è rimasto ferito, come il padre, ma ha perso un fratello e una sorella.. Oggi vive in una tenda. A settembre ha ricevuto la comunicazione della borsa per Teramo: l’UniTe ha trasmesso più volte il suo nominativo alle autorità competenti. Lui ha la borsa da mesi, ma resta a Gaza. Per un timbro su un’autorizzazione.

