Buongiorno Certastampa
ho appena letto la lettera di nonno Pino... Immagino che alcune scuole siano chiuse proprio per consentire ai bambini di vivere PIENAMENTE la giornata di festa con i compagni di classe. .... a scuola avrebbero dovuto (per alcuni, tristemente) seguire le lezioni programmate, scoprendo nuovi argomenti di lettere, matematica, ecc... e "perdendo" questa possibilità di festa. Se non sbaglio i programmi ministeriali definiscono le giornate minime di apertura scolastica/lezioni alle quali non è possibile derogare. A meno di considerare 5/6 ore di festa in maschera come surrogato di altrettante ore di matematica, scienze, ecc. Io purtroppo, a differenza di Primo, nei fatti, vedo la scuola considerata da molti genitori non come luogo di crescita e fonte esperienziale ma ridotta (oggettivamente in taluni casi, anche per necessità operative) a mero parcheggio di figli che, a causa degli impegni lavorativi, non si sa dove allocare. Conseguentemente il ruolo degli insegnanti viene svilito a compiti di mero baby-sitting: istruire, dar da mangiare, fare i compiti, intrattenere...... Per colpa dello Stato, che non prevede servizi alle famiglie, la scuola si trova a dover supplire, svilendo il suo ruolo e assurgendo a quello di ente assistenziale. Io mi aspetterei semplicemente che la scuola avesse le risorse per fare la Scuola e che gli insegnanti fossero valorizzati per sfruttare al massimo quello che è la loro missione: istruire i nostri ragazzi e portarli ad essere adulti.
Anche con gioia.
Ma senza la maschera del perbenismo che copra le carenze socio-assistenziali dello Stato.
Alessandro

