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Gentile Alessandro,
la ringrazio per la riflessione, che considero seria e rispettabile.
Non intendevo affatto ridurre la scuola a luogo assistenziale né sminuire il ruolo degli insegnanti, che ritengo centrale e delicato.
Mi chiedevo semplicemente se momenti come il Carnevale possano essere vissuti come parte integrante del percorso educativo, e non necessariamente in alternativa ad esso.
Condivido che lo Stato debba fare la sua parte.
Tuttavia, mi convince meno l’idea che ogni carenza debba trovare soluzione “altrove”. A volte rischiamo di adagiarci in una comoda zona di conforto, aspettando che sia sempre qualcun altro — lo Stato, le istituzioni, la scuola — a fare un passo in più.
Forse la responsabilità educativa è un terreno condiviso: famiglia, scuola, comunità.
E anche la festa, se ben vissuta, può farne parte.
Cordialmente,
Primo


PS. nota della redazione: dopo la lettera di Alessandro, abbiamo ricevuto numerose telefonate di teramani che hanno segnalato, alle 12. la presenza di una mezza dozzina di bambini, con le mamme, tra Corso e piazza, da soli... tristemente in maschera.