«Polemiche sterili, sollevate senza conoscere la realtà dei fatti e ignorando i principi fondamentali della legge». Così la presidente dell’Adsu di Teramo, Manuela Di Divisi, interviene per replicare alle critiche circolate sui social a commento dell’iniziativa del “Cestino Ramadan” per gli studenti musulmani. Il progetto, giunto al secondo anno, prevede la consegna di cestini pasto agli universitari beneficiari di borsa di studio che, per motivi religiosi, non possono accedere alla mensa nelle ore diurne. «L’Adsu — ricorda Divisi — è l’Azienda per il diritto allo studio universitario. Un diritto che deve essere garantito indistintamente a tutti gli studenti, come stabiliscono l’articolo 3 e l’articolo 34 della Costituzione». La presidente sottolinea che la misura non introduce nuovi benefici, ma consente semplicemente agli aventi diritto di usufruire dei servizi già previsti. «Gli studenti borsisti hanno diritto, oltre al contributo economico, a uno o due pasti gratuiti al giorno, a seconda che siano pendolari o fuori sede. Quando, durante il Ramadan, questi studenti non possono recarsi in mensa dall’alba al tramonto, non per scelta ma per rispetto della propria fede, l’Adsu interviene per garantire comunque quel pasto gratuito attraverso un cestino da consumare dopo il tramonto». Ricordando ai leoni da tastiera come questi ragazzi siano qui per studiare, non certo per delinquere, la stessa presidente richiama inoltre l’approccio generale del servizio mensa, già attento alle diverse esigenze alimentari e religiose. «Così come garantiamo il pasto vegano o vegetariano a chi lo richiede, o l’alternativa di pesce il venerdì per gli studenti cattolici, la mensa universitaria rispetta i diritti e le necessità di tutti».

