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Mercoledì 25 febbraio 2026, alle ore 17:00, presso la Biblioteca Regionale "Melchiorre Delfico" di Teramo, si terrà la presentazione del nono volume della collana “Briganti d’Abruzzo” di Elso Simone Serpentini: "ARMI O DENARO! Il brigantaggio post unitario nel teramano (novembre 1861 - giugno 1862)", Nova Artemia Editrice.

L'opera segna un importante traguardo nella produzione dell'autore, costituendo il 9° volume della celebre "collana rossa" dal titolo "Briganti d'Abruzzo". In questo nuovo tassello della sua monumentale ricerca, Serpentini prosegue l'analisi rigorosa delle vicende che caratterizzarono il distretto teramano all'indomani dell'Unità, portando alla luce episodi inediti di resistenza, criminalità e vita quotidiana tratti da polverosi fascicoli processuali.

Il volume analizza con estremo dettaglio il delicato arco temporale tra la fine del 1861 e la prima metà del 1862, periodo in cui la morsa del brigantaggio si strinse attorno alle comunità locali tra richieste di riscatto e conflitti a fuoco. Alla presentazione interverranno, insieme all'autore: Roberto Carlini e Timoteo Galanti e storici del brigantaggio.

L'evento sarà impreziosito dalle incursioni sonore di "Roppoppò", il cantastorie del brigantaggio, che con il suo stile inconfondibile rievocherà in musica le gesta e i drammi narrati nelle pagine del libro.Un appuntamento fondamentale per la cultura del territorio, che vede protagonista uno dei suoi più prolifici e attenti studiosi, giunto con questa pubblicazione a raggiungere il prestigioso traguardo delle centoquattroopere pubblicate.

Si legge nella quarta di copertina del libro

“Dal novembre 1861, dopo l’uccisione dei capi briganti Angelo Florio, di Isola, e Marcello Scalone, detto “Pilone”, di Sant’Atto di Teramo, la lotta contro il brigantaggio entrò nella sua fase più aspra. Fino al giugno del 1862 il territorio teramano fu teatro Di un crescendo di scontri, rastrellamenti e repressioni. Si susseguirono numerosi arresti, quelli di Fabio Di Saverio, detto “Giuntarello”, Fiorangelo Cacchione, Cesare Di Paolantonio, Antonio De Luca, detto “Boccaperta”, Nicola Persichini, Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”, Matteo Garrafa, detto “Mattè”. Venne anche arrestato Fiorangelo Cacchione, “infame sicario”, che tenterà diverse volte di evadere dal carcere. Anche chi aveva solo custodito bottini o prestato aiuto finì nel mirino, come le due sorelle Ciaranca di Pietracamela. Altri briganti trovarono la morte: Luigi Izzi, detto “Sartoriello”, Giuseppe Perni, detto “Lo Svizzero”, Francesco D’Ignazio, detto “Francescone”. Bernardo Stramengacontinuò a sfuggire alla cattura, mentre la repressione colpì la sua famiglia e i suoi parenti. Ma le relazioni ufficiali sullo “spirito pubblico” inviate al Ministero apparivano rassicuranti e dicevano che Il brigantaggio si avviava alla dissoluzione. Ma non era vero.”