Il destino della stazione sciistica di Monte Piselli entra in una fase cruciale. Entro la fine di marzo l’Ufficio speciale per la ricostruzione è chiamato a definire il progetto definitivo che dovrà stabilire se il rilancio del comprensorio passerà attraverso la realizzazione di una nuova cabinovia oppure attraverso la manutenzione straordinaria degli impianti esistenti, soluzione tampone per salvare la prossima stagione. Con l’avvicinarsi della primavera, sul versante ascolano cresce l’attesa per un intervento destinato a ridisegnare l’offerta turistica della montagna al confine tra Marche e Abruzzo. Il progetto più ambizioso prevede una cabinovia con partenza da Colle San Giacomo, arrivo a Monti Piselli e fermata intermedia in corrispondenza degli attuali impianti: un’infrastruttura considerata strategica per modernizzare l’area, migliorare accessibilità e sicurezza e rafforzare l’attrattività per sciatori ed escursionisti. Il nodo resta quello delle risorse. Per completare l’opera servirebbero circa due milioni di euro aggiuntivi, cifra senza la quale il progetto rischia di subire rallentamenti o ridimensionamenti. Il reperimento dei fondi nelle prossime settimane sarà determinante: in caso positivo si potrà procedere alla progettazione esecutiva e poi all’avvio dell’iter amministrativo, con il Comune di Ascoli come stazione appaltante per gare e affidamenti. Se invece le coperture non dovessero essere garantite, sul tavolo resta l’alternativa di un intervento di manutenzione straordinaria sulla seggiovia delle Tre Caciare. Una soluzione transitoria che consentirebbe di mantenere in funzione il comprensorio e salvare la stagione invernale, ma che comporterebbe investimenti su un impianto destinato alla dismissione qualora la cabinovia venisse successivamente realizzata. Operatori turistici, appassionati e amministratori guardano a marzo come al mese chiave per il futuro di Monte Piselli, già alle prese negli ultimi anni con stagioni altalenanti e una concorrenza crescente da parte di altre località dell’Appennino. La scelta tra ammodernamento strutturale e intervento tampone determinerà tempi e prospettive del rilancio, con ricadute dirette sull’economia della montagna e sull’offerta turistica dell’intero territorio.

