
Ritengo sia saggio preoccuparsi delle possibili conseguenze che potrebbe ricadere sull'economia abruzzese l'imposizione, da parte di Trump, di dazi. Nel 2024, l'Abruzzo ha avuto esportazioni verso gli Stati Uniti per 2 miliardi, sui 9 miliardi e mezzo di esportazioni complessive. Dobbiamo, quindi, considerare un quinto dell'export abruzzese è diretto verso gli Usa. Come non pensare che tutto questo non possa avere ripercussioni sulle nostre produzioni e che non mancherà di creare tensioni commerciali che dobbiamo aspettarci quanto prima». A dirlo è l'assessora alle attività produttive, Tiziana Magnacca. Che prosegue: «Dall'Abruzzo verso l'America spiega l'assessore partono in particolare prodotti farmaceutici e del comparto tecnologico, entrambi dalla provincia aquilana che verrebbe quindi colpita in maniera indiretta, e prodotti agroalimentari, in particolare pasta e vino. Un altro aspetto da non sottovalutare sono le conseguenze indirette per il settore dell'automotive a causa dei dazi verso i Paesi europei e per la produzione in Val di Sangro di veicoli commerciali». E aggiunge: «Sono convinta del valore dei negoziati che Giorgia Meloni sta portando avanti per ridurre il peso della politica protezionistica di Trump per la produzione e il commercio in Italia». L'invito dell'assessora è a individuare sbocchi alternativi per la produzione delle aziende abruzzesi, anche attraverso incentivi dell'Ue.
Le parole d'ordine sono: negoziare, rispondere, diversificare. E sull'inevitabile contrazione delle vendite delle cooperative dell'agroalimentare, cui corrisponderà perdita di occupazione per ciascuna filiera, invita a riflettere Confcooperative Abruzzo. «Siamo preoccupati dice il presidente regionale Antonio Marascia perché le cooperative abruzzesi dell'agroalimentare contribuiscono in maniera sostanziale alle dinamiche del mercato: la nostra è una rete che fattura oltre 700 milioni di euro e che da lavoro a oltre 3mila addetti. Dobbiamo attuare tutte le misure per proteggere questa ricchezza economica e sociale». «Le imprese hanno bisogno di risposte immediate - gli fa eco il direttore regionale Filippo Turi - Negli ultimi 5 anni le cooperative hanno subito i danni del Covid, la tempesta dei prezzi dell'energia e delle materie prime con aumenti che non sono più rientrati. E ora la guerra dei dazi». Frena sulla possibilità di guardare a nuovi mercati il presidente nazionale Confcooperative Maurizio Gardini che osserva: «Occorreranno anni, se pensiamo che nei porti italiani sono ferme già oltre 1 milione di bottiglie di vino e tanti altri prodotti del nostro agroalimentare stoccato nei magazzini a partire dai formaggi e dal pomodoro». Una partita che va affrontata con la massima determinazione e concretezza a livello comunitario.