
In Abruzzo, con la busta paga di gennaio, scatta il rialzo dell’addizionale Irpef regionale: l’aumento servirà a coprire il disavanzo della sanità e dovrebbe garantire circa 40 milioni nel 2026 e altri 40 milioni nel 2027. Il risultato, però, è che l’intervento locale finisce per neutralizzare i benefici del taglio dell’Irpef nazionale deciso dal governo. Il presidente della Regione Marco Marsilio difende la manovra sostenendo che l’impatto non sarà generalizzato: “i redditi di operai, impiegati e insegnanti non saranno toccati”. E aggiunge che, nel complesso, “7 abruzzesi su 10 pagheranno meno dello scorso anno”. Nel dettaglio, la Regione punta su aliquote differenziate per fasce di reddito, con un aumento più marcato per i redditi più elevati. Marsilio rivendica la scelta come un intervento orientato a un criterio di equità: “pagherà di più solo chi può permetterselo”, definendola “una scelta concreta per rafforzare i principi di equità e giustizia sociale”. Secondo la stima regionale citata nell’articolo, su 488.032 contribuenti oltre il 70% avrebbe un alleggerimento o comunque non subirebbe incrementi significativi; l’aumento si concentrerebbe invece sui redditi superiori, proprio per sostenere il finanziamento del sistema sanitario senza gravare sulle fasce considerate più fragili.

