Secondo le simulazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze recepite dalla Regione Abruzzo, la revisione dell’addizionale regionale Irpef in Abruzzo produrrà effetti diversi a seconda degli scaglioni di reddito: la maggioranza dei contribuenti non subirà aumenti, mentre una quota minoritaria pagherà di più. La proiezione elaborata sul 2025, sulla base dei contribuenti che hanno versato l’addizionale nel 2022, indica che 488.032 persone (72,23%) risulteranno avvantaggiate, a fronte di 187.609 contribuenti (27,77%) penalizzati dall’aumento. Dunque non ci sarà alcuna stangata come dice la minoranza. La riforma supera il sistema dell’aliquota unica. Fino al 2024 in Abruzzo veniva applicata un’addizionale regionale pari all’1,73% per tutti. Da quest’anno entrano in vigore aliquote differenziate:
-
1,67% per i redditi fino a 28mila euro;
-
2,87% per la fascia oltre 28mila e fino a 50mila euro;
-
3,33% oltre i 50mila euro.
Il maggior gettito stimato è pari a 44,7 milioni di euro. Nelle analisi viene considerato anche l’effetto combinato della manovra regionale con le modifiche fiscali nazionali, legate alle riforme sulle aliquote Irpef introdotte dal governo negli ultimi anni. In particolare, la rimodulazione nazionale della prima e della seconda fascia incide sul saldo finale in busta paga. Le simulazioni del Mef stimano che per chi ha redditi fino a 28mila euro annui il differenziale possa tradursi in un beneficio annuo intorno a 276 euro, con valori in crescita al crescere del reddito all’interno delle fasce medio-basse: circa 294 euro per redditi sui 30mila euro, 380 euro sui 40mila, fino a circa 466 euro sui 50mila. L’aumento di imposta si concentrerebbe sulle fasce alte. In base ai calcoli riportati, la soglia oltre la quale si registra un saldo negativo rispetto all’anno precedente si colloca oltre gli 80mila euro annui, dove l’impatto stimato risulta contenuto (circa 14 euro annui a 80mila euro). A 100mila euro, invece, la proiezione indica un aggravio di circa 334 euro annui. Il tema è legato alle necessità di reperire risorse, in particolare per la sanità regionale: l’intervento fiscale viene ricondotto alla necessità di sostenere spese e investimenti, tra cui dotazioni e personale. Sul fronte politico, la misura continua a generare scontro tra maggioranza e opposizione, con letture contrapposte sull’effettivo peso della riforma e sull’equità del nuovo sistema.

