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Se ti presenti al seggio con una carta d'identità invalidata da un nome, un cognome, una data o un luogo di nascita trascritti in modo sbagliato, poco chiaro o incompleto, si sa, rischi di dovertene tornare a casa senza poter esercitare un tuo diritto. E' il rischio che stavano correndo decine e decine e decine di sindaci, assessori e consiglieri comunali i cui dati erano stati trascritti e comunicati completamente sbagliati agli uffici della Provincia di Teramo in vista delle elezioni di secondo livello di domenica 12 ottobre. Quanta fatica per gli uffici di via Milli, nelle scorse ore: il personale ha dovuto telefonare, scrivere mail e ritelefonare, sollecitando più volte i Comuni più distratti (solo distratti?) a fornire con precisione i dati dei propri aventi diritto al voto. Ma in troppi casi la raccomandazione sembra essere valsa a poco. Tanti, troppi errori. Eppure i dati da girare alla Provincia (tramite i segretari comunali) erano tutti riferiti ai componenti dei singoli Consigli Comunali in carica: elenchi già in possesso (si spera) dei singoli enti eppure, al momento di recuperarli e comunicarli, si è scatenato il panico. A titolo di esempio citiamo il caso di un Comune che ha indicato "M", sesso maschile, accanto al nome di una consigliera: solo la scrupolosità delle verifiche degli uffici provinciali, ai quali suonava proprio strano quel nome associato ad un uomo, ha scongiurato alla malcapitata componente di quell'assise civica di doversene tornare a casa il 12 ottobre, senza poter votare. Il bello è che quel Comune insisteva col dire che quel consigliere fosse un uomo e non una donna. Mah... Alla fine la lettera "F" è comparsa al posto giusto. Ripristinando l'identità femminile dell'amministratrice ma non scongiurando la figuraccia per quel Comune. Ma quanto costa al mese (per dodici mesi l'anno - tredicesima inclusa) una così spudorata superficialità, disattenzione e scarsa preparazione di alcuni dipendenti comunali? Perchè di questo si tratta. La distrazione è solo un alibi. Provincia

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