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primapagfilE poi, all’improvviso, proprio quando credi di aver deciso che è venuto il momento di andare a dormire, l’infernale archivio di Sky ti offre “Prima Pagina”, straordinario affresco sul giornalismo che, tra le pieghe di un magistrale passo a due tra Walther Matthau e Jack Lemmon, coreografati dal battere dei ciak di Billy Wilder, rende onore al secondo mestiere più antico del mondo. Credo di dovere anche a film come questo, i primi passi della rivelazione di una vocazione che mi accompagna fin da quando riesco ad avere ricordi. I titoli di apertura scorrono sulla costruzione tipografica old style di un quotidiano. Ho rubato un frammento della rotativa. Perché mi ricorda la notte in cui vidi dal vivo la “mia” prima rotativa. Andai a notte fonda a prendermi la copia di un mio articolo in prima pagina... quando arrivai, stavano montando le lastre, l’odore dell’inchiostro era fortissimo, l’enorme rotolo di carta era già teso, c’era un sapore di antico e di eterno. Poi, una campanella, tutti fecero un passo indietro per togliere le mani dalla macchina e quel meraviglioso incastro di metallo brunito, lastre piegate, calamai grondandi e carta leggera si mise in movimento. Prima piano, poi un po’ più veloce... poi, fu la visione orgasmica di tutto quello che è il senso profondo del giornalismo: fare in modo che un “fatto” diventi storia. E tutto nel contorcersi quasi innaturale di un rotolo di carta che, piegandosi e contropiegandosi, in due piani e venti metri, diventava un giornale.

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