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remassariDelusione. Non c’è altra parola per definire lo spegnersi di ogni aspettativa, il pregustato piacere affogato nella tristezza della verità. E’ sempre così, quando un sogno si infrange sulla realtà. Perché io, il pandoro di Iginio Massari, l’avevo sognato davvero. Un po’ perché credevo che il nome fosse di per sé stesso una garanzia, e il Maestro Massari un nome lo è di certo, e un po’ perché avevo deciso non di comprare il suo Pandoro, ma uno dei migliori pandori del mondo, come molte guide giudicano l’opera del settantottenne pasticciere bresciano. Del resto - pensavo - uno che agli inizi della carriera ha lavorato alla Bauli, qualcosa sul Pandoro l'avrà di certo imparata e, negli anni, può solo aver migliorato le sue conoscenze, fino a renderle uniche. Così, grazie all’e - commerce, decido di ordinare il Pandoro Massari (40 euro + 9 di spedizione), preparandomi alla celebrazione del rito dell’assaggio. Il Pandoro arriva nei tempi previsti, il sito traccia e informa con grande puntualità. L’imballo, va detto, è un po’ triste, il packaging è un po’ “commerciale” (certo, per un prezzo così non mi sarei aspettato la cassetta in legno con il marchio a fuoco, ma almeno un cartonato più spessorato). tant’è. Alla fine quello che conta è il sapore, no? Dunque, assaggio. Mi aspettavo lo stupore. L’emozione. Lo sconcerto. Speravo nella rivelazione, di poter gridare “Eureka”, di confessare a me stesso che tutti i pandori assaggiati fino ad oggi, non erano pandori, ma imitazioni di questo archetipo del gusto. Invece… delusione. E tristezza. Il Pandoro Massari è buono, certo, non ha il gusto carico dei pandori più commerciali; non ha il gusto prevedibile del pandoraccio a pochi euro; non ha il gusto standardizzato che ti consente di identificare ogni marchio. No, non ha alcuno di questi gusti… perché non ha alcun gusto. Se non fosse per il piacere pieno dell’umidità, dimostrazione di una preparazione che non è estiva come quella dei marchi da scaffale del supermercato, e per l’alveolatura figlia di un lavoro eccelso di lieviti capaci, sarebbe un Pandoro da dimenticare. Perché non sa di nulla. Certo, non trasuda di burri industriali, non pretende tempi di digestione da calcolare in ore, né impegna la bocca in una permanenza di gusto che copre ogni successiva esperienza per tutta la giornata. Ma non sa di niente. Non ha sapore. E’ umido, perfetto nella fattura, giallo di uova e non di chimica, imperlafo di puntini di vaniglia, gravido di latte vero, perfettamente scolpito nelle forme e, certo, non ti lascia un “fondo fetta” bruciacchiognolo e amareggiante. Ma non sa di nulla. E non emoziona.

il Re Censore

 

PRODOTTO: PANDORO

MARCHIO: IGINIO MASSARI

PREZZO: 40 euro (1 kg)

PROVATO: 5 dicembre 2020

VOTO: 4

 ATTENZIONE: TUTTI I GIUDIZI DEL RE - CENSORE SONO LIBERI E INDIPENDENTI, LE AZIENDE CHE VOLESSERO SOTTOPORRE AL GIUDIZIO UN LORO PRODOTTO DOVRANNO INVIARLO A : CERTASTAMPA, VIA MICOZZI 55 - 64100 TERAMO"


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