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black fridayEccoci ! Black Friday and Cyber Monday per cinque giorni non rompetemi i coglioni. Eccoci ci siamo, seduto nel centro commerciale sono in fila su Amazon mentre acquisto su Ebay. E su AliBàba c’è Singles' Day la nuova “festività da saldo”. Eccomi. Aspetto da un anno, sono i giorni "prescelti" per i supersconti sugli acquisti, 11% sulle Ckarks gialle, il 13% sulle dottor Martins del 2009, oddio c’è anche un montone spelacchiato modello Jonh Lennon taglia “L” non mi entra ma lo compro lo stesso, mica sono scemo e che figata se dovessi dimagrire. Eccoci, cocainizzati dalla furia consumistica che ci anima. Noi, ignoranti, deliranti, privi di speranze, lontani da ogni idea e progetto, l’anima perduta siamo frotte di persone incoraggiate da una massiccia opera di convinzione a spendere e spandere oltre ogni limite, oltre ogni ragionevolezza. Black Friday and Cyber Monday, io passivo e impotente per un giorno sarò protagonista grazie alla mia carta di credito. Black Friday and Cyber Monday per un giorno mi sentirò come Corona, mi diventerà duro come Rocco, con quel telefonino me le monto tutte che ci metto pure la cover elegante de “lu purck n’arvè”, e mi sentirò bella come ‘Ngiulina, con quei jeans il mio culo sarà come Miscel Uzzingher, con quei tacchi da 1,46 diventerò Sharòn e tutto il bar “Da Michele lu zizzone” mi desidererà. Ittio quanto sto arrapato.
Black Friday and Cyber Monday, ma poi ormai i giorni del consumismo folle non hanno nemmeno più bisogno di "nomi". O comunque quei nomi sono una scusa, basta inventarsi sempre nuove ricorrenze per spendere, comprare, sprecare, per avere una ragione per vivere, per far finta di essere vivi.
Ormai il Black Friday non è più un solo giorno a furia di inventarsi nuove ricorrenze e anticipare la giornata degli sconti, finisce che fino a Natale diventa un mese di sconti sbandierati con i megafoni. Nel mondo e in Italia.
Poi del resto io l’ho visto, Gesù bambino è nato al centro commerciale Val Vibrata, li nasce il Natale e grazie al centro commerciale siamo sempre di più immersi in una realtà di fantasmagoriche visioni del Natale: luci, colori, stimoli e inviti al consumo.
E così il tempo dell’Avvento, nella liturgia cristiana, il periodo di quattro settimane destinato al raccoglimento e alla meditazione della futura venuta del Messia, è diventato un periodo confuso e convulso. Del resto anche la Chiesa cattolica cede alla tentazione, timida, appartata dal mondo, distante dalle profezie di Papa Francesco, più attenta a inaugurare ristoranti e presenziare convegni che ad accarezzare i bisognosi. Perfino i credenti subiscono il fascino dello shopping fine a se stesso e anche se tutto appare normale e lecito, magari confondendo la gioia dell’attesa del Cristo con l’euforia dei giorni di festa, io che non sono riuscito a comprare l’Iphone a 1 euro, che ho comprato le scarpe cinesi 42 ma erano 24, che mi sono accorto che il maglione rosso ferrari non mi entra una domanda me la pongo: quando vivremo una dimensione più umana e più spirituale? Provo a rispondere con le parole di san Paolo che nella Lettera ai Corinzi scriveva: «Tutto mi è lecito! Ma non tutto giova. Tutto mi è lecito! Ma io non mi lascerò dominare da nulla».
Credo che questa affermazione relativa al dominio di sé dell’apostolo assuma un significato più che mai attuale. Se sapremo dire di no alleneremo la nostra mente a non subire passivamente gli stimoli esterni e saremo in grado di guardarci dentro: è il primo passo per coltivare la nostra interiorità e integrità mentale. Ecco, l’Avvento, il periodo delle feste per i profani, può essere un’occasione per disintossicarsi dal nulla. Resilienza è una delle parole chiave. Poi uno sguardo a ciò che resta di bello in questo mondo: un cielo stellato, un sole che splende, un bosco che ci accoglie, il calore della famiglia, il tempo da dedicare a noi stessi.

Leo Nodari

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