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zazaeRestiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda.
La foto scattata a Teramo - a margine dell’incontro di Salvini - da Luciano Adriani, giornalista storico del Centro, ci interroga e chiede di fermarci, di guardarci dentro, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare contro questa ondata di cattiveria, di odio e di razzismo che pervade il Paese. Ieri una persona, che ho difficoltà a definire persona perché uno così non ha nulla di umano, si è vantato di andare in giro la notte a togliere le coperte a dei poveri cristi che vivono per strada e dormono per terra sotto la bora gelida di Trieste. Cristo riesce a perdonare anche i subumani, le persone odiose, stupide, cattive. Io carico delle mie contraddizioni ammetto di avere qualche difficoltà. Eppure anche a lui anche a quelli come lui carichi di odio e rancori dico “Restiamo umani”. Però gli auguro per penitenza di dormire un mese per strada a zero gradi per ritrovare un po’ di anima. Gli auguro di incontrare di notte nella bellissima e gelida piazza di Trieste gli occhi dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.
Umanità, niente di più. Ci si può confrontare sulle idee e contare i voti ma restando umani. Mentre una nuvola nera va nuovamente addensandosi sulla società e sulle istituzioni. Riemerge dai cupi anfratti in cui essa, con il suo bagaglio di intimidazioni, odio e discriminazioni, era stata a forza ricacciata dalle lotte di liberazione ed emancipazione partigiana e popolare del secolo scorso. Si nutre dell’abbandono dei valori fondanti di libertà, fraternità ed uguaglianza, e di progresso civile e sociale, che di quelle lotte erano stati il seme, il cuore e la forza propulsiva e alle quali la Costituzione repubblicana, e l’avvento con essa dell’età dei diritti, avevano dischiuso la porta. Ridà corpo agli spettri del revanscismo, del razzismo, del disprezzo del diverso.
Genera il risorgere, brutale e generalizzato, della violenza. Di quella di Stato. Di quella squadristica.
Di fronte a essa noi siamo chiamati a decidere da che parte stare, se con i profeti e gli artefici dell’orrore fascista o con chi si batte per un mondo libero, democratico e giusto. Siamo chiamati a dire che non siamo disposti né ad accettarla né a subire la violenza di chi, sconfitto dalla Storia, tenta di resuscitare i fantasmi del passato o di inverarli, a ottant’anni dall’emanazione delle infami leggi razziali, in nuove forme di razzismo, intolleranza ed apartheid.
Anche se ad allarmarci profondamente è, se mai, piuttosto il clima di indifferenza, egoismo, timori, intolleranza che tutto ciò ha alimentato e reso possibile. È la rimozione della memoria di quel che noi stessi siamo stati. È la ricerca del nuovo nemico contro cui sfogare i propri peggiori istinti e dirottare recriminazioni e frustrazioni.
Contro questa deriva, contro la desertificazione delle coscienze e dello spirito critico che essa va provocando, noi riteniamo essere imperativo morale e politico ineludibile reagire prima che sia troppo tardi: restando umani. Combattivi. Solidali. Pronti a impegnarsi a fronte alta. Senza paura.
Questa foto che ghiaccia l’anima è ancora più tremenda per l’ammasso di beoni che davanti al dolore di questo ragazzo negro, davanti alla miseria e alla disperazione di questo negro, restano muti a guardare il dolore disegnarsi sul volto di un essere umano nato in un altro Paese. Questa foto ci chiede di avere un pò di commiserazione e pietà. La stessa pietà che hanno gli animali che non hanno fame. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna, l’Italia che vogliamo non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora a riflettere, primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Leo Nodari

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