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berlusconiruggCome nei film, quando sembra che tutto sia perduto per il proconsole Anco Marzio Nerone Marsilio, travolto dalla inconsistenza dello schieramento leghista con cui litiga aRoma e fa pace a Pescara, quando sembra che per il proconsole l’unica soluzione sia tornarsene a Roma a proporre emendamenti alla finanziaria 2019 a favore della regione Lazio e neppure 1 dico 1 per l’Abruzzo (“22.12.18, 1.687, MARSILIO: “Dopo il comma 70 aggiungere: «70-bis. Per l’anno 2019, è autorizzata la spesa di 80 milioni di euro per la revisione progettuale del completamento della linea C della metropolitana di Roma, e di 90 milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria la metropolitana di Roma». Conseguentemente al comma 138, sostituire le parole: «9.000 milioni di euro con le seguenti: «9 milioni di euro per l’anno 2019 e 9.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020». Poteva almeno fare la mossa di chiederli per il materiale rotabile dell’Abruzzo e le infrastrutture dell’Abruzzo o no ? Abruzzesi che dite, che pensate, o non pensate??) quando sembra che tutto sia perduto, pure l’onore, ecco che arriva lui, the revived, los desaparecidos, the missing, el hombre de los milagros,. E quando arriva lui non ce n’è più per nessuno. E’ finta. Giù le armi. Anzi in alto le mani. Ammettiamo la sconfitta. Ci abbiamo provato. A fronte alta. A viso aperto. Ma ora è finita. Lo so è dura ma è così. Ora arriva lui e tutti giù per terra.
Arriva lui, ma non è Adrian. Deppiù. E’ lui, ma non Ronaldo. Deppiù. E’ lui, ma non Salvini, Di Maio e Dibba. Quelli pure arrivano a supportare chi evidentemente deve essere supportato perché poi così tanto non vale. Ma lui è deppiù. Molto deppiù. Aaaaoooohh! Semo o non semo a Roma, dovemo da trattà de buche, restaurare er colosseo, i rapporti cor cuppolone, e così arrivano tutti che non conoscono niente ma arrivano. Per il pubblico plaudente e il selfie inconcludente. Arrivano tutti ma Lui è lui. Del resto Lui è perfetto come modello di onestà, come alleato ideale di un Ministro degli interni vestito da poliziotto: che vuoi che siano 4 anni per il processo mediaset, 8 condanne in 1 grado, un procedimento con un Lodo Mondadori prescritto, Finanziamento illecito prescritto, Falso in bilancio prescritto, corruzione Mils prescritto, corruzione De Gregorio prescritto , all Iberian prescritto, processo sme prescritto, processo Ruby (prostituzione minorile) prescritto, terreni Macherio amnistia, falsa testimonianza processo P2 amnistia, più varie depenalizzazioni e 6 processi ancora in corso.  Ma non solo questo, la gente dimentica tutto: Rubygate,  lo spread a 568, i soldi persi dai risparmiatori, l’esplosione della crisi del debito, il rischio di declassamento dell'Italia, il battesimo dei Piigs, l'acronimo-beffa che raggruppa i Paesi in difficoltà (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna). Sempre con la Lega suo fedele alleato e Matteo Salvini deputato (dal 2004) con Franco Bossi, fratello di Umberto, suo assistente parlamentare. Ma la gente dimentica tutto ciò che gli conviene.
Lui è tornato. Lo fa per noi. O forse in realtà non se n’è mai andato realmente, reincarnato nei personaggi politici odierni, che sembrano aver attinto con voracità dal suo “marketing della politica”. Sono tutti figli suoi in questa Italia, Paese in cui la nostalgia è sport nazionale. Ma il grande politico – come il grande sportivo – capisce quando è arrivato il momento di ritirarsi. Magari lasciando spazio ai suoi pupilli, che ha forgiato con cura e che sono in grado di sostituirlo degnamente. Ma come ha ammesso Lui stesso, tutti i suoi delfini si sono poi rivelati delle sardine. In fondo capita spesso quando l’egocentrismo della chioccia è strabordante. Lui non ha più la verve di un tempo, lo sguardo è spento, sotterrato sotto chili di cerone e pelle tirata, gli occhi sono fessure che bramano la luce. Era un fuoriclasse quando doveva convincere casalinghe, operai, industriali e imprenditori; fissava la telecamera, mostrava tutti i denti immaginabili e ipnotizzava tutti. Una lobotomia durata vent’anni. Adesso tenta grossolani approcci sui social, usa Instagram e pubblica  foto dove beve una birra al pub o mentre vola con il jet dall’amico Putin o mentre fa un selfie con i giovani sostenitori. Ma le sue parole non sono più efficaci, la gente sembra essersi stancata del barzellettiere ottantaduenne. Matteo Salvini, che è la versione 4.0 di Silvio, da lui ha imparato che vince chi riesce a parlare a tutti, dalla casalinga di Voghera al pescatore siciliano: e così via il “Nord” dal simbolo della Lega. Se Lui era il presidente operaio con il caschetto o l’irriverente canterino con la bandana, Salvini ha ampliato il guardaroba: pompiere, poliziotto, carabiniere, ministro dei mari e dei monti, ma anche “uomo immagine” per una pescheria pugliese. Come lui non vuole farsi processare grazie alla complicità degli “onesti”, in fondo la giustizia non è uguale per tutti. E come lui, da qualche mese sta portando avanti la sua personalissima guerra contro la magistratura.
Quando l’aura di un uomo forte col tempo si affievolisce, fino a diventare minuscola, viene in mente l’immagine di un Craxi ad Hammamet. Eppure per lui non è finita. Non gli basta. Vuole un altro match point, e vuole decidere lui come giocarselo. E lo giocherà, perché il Paese non ha superato il berlusconismo. Si annida ancora dei corridoi della politica, nei discorsi da bar, sui social che hanno sostituito le televisioni presidenziali. I politici di oggi vogliono far credere al popolo di essere “come loro”. Lui lo faceva in modo tanto spudorato da risultare credibile, per chissà quale incantesimo. Tornerà in quell’europarlamento dove definì Schulz un kapò . Mentre in Italia continueranno a imperversare le sue versioni geneticamente modificate. Perché ce lo meritiamo, Lui, e tutte le sue creature.

Leo Nodari

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