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F5278087 8612 46A4 A0CF 45807700A621Oggi è una giornata importante. La violenza sulle donne non è solo una grave violazione dei diritti civili. E’ uno sfregio al Paese.Di fronte all’escalation di violenza “di genere” sono state messe in campo molte leggi di alto tenore civile, anche molto severe. Ma le leggi non bastano. E non basta nemmeno l’indignazione cui dovrebbe prendere parte con maggiore incisività anche il genere maschile. Molti non sanno nemmeno definire la violenza di genere. La violenza di genere va dai femminicidi – più di 100 ogni anno in Italia quasi sempre quelli che sostengono di amarle - agli stupri, fino alle molestie sul lavoro, al mobbing e al sessismo – più di 80 al giorno in Italia - . Questi dati da guerra civileprobabilmente sono solo la punta dell’iceberg, perché solitamente le donne non denunciano. Sempre secondo i dati Istat, sono più di otto milioni le donne italiane che nel corso della propria vita hanno subito una forma di violenza o di abuso sessuale. La violenza si estende e chiama in causa le altre soggettività non conformi ai modelli eterosessisti: gay, bisex, trans.  Tutte in qualche forma implicate nel maschile e nella sua costruzione sociale e culturale e quindi complici di una cultura di sopraffazione e violenza, che si perpetua in forme tradizionali oppure metamorfiche e dissimulate. Con la nostra complicità fatte a volte di piccole cose: sguardi, parole, gesti, omertà, silenzi, che fanno i conti con i rigidi e arcaici modelli della solidarietà maschile machoman e della costruzione della mascolinità, attuando resistenze e conflitti. Il modello eterosessuale normativo e riproduttivo, il ruolo sociale che comporta è stato e, per alcuni aspetti, continua a essere luogo di potere e privilegio. Poi c’è anche tanta idiota indifferenza complice. Eppure c’è ancora chi sorride. Eppure continuano. Il significato della giornata nazionale contro la violenza alle donne ha anche questo significato, quello di spezzare il muro dell’omertà che spesso avvolge le vittime, creando una vera e propria gabbia di sofferenza psichica. Chi subisce una violenza deve essere in condizioni di poterla denunciare, senza subire ritorsioni, o peggio, la riprovazione del mondo che lo circonda. È questo lo scopo di una giornata come questa. Perché il più forte alleato della violenza contro le donne è proprio il silenzio. Un silenzio che si nutre di pregiudizi. Bisogna poi chiedersi, a parte l’aspetto giuridico e penale, che è importantissimo, cosa fa lo Stato per proteggere le sue cittadine. E ancora: che cosa fa di concreto la società civile? In pratica, senza girarci attorno, cosa facciamo noi. E ancora: nelle scuole si fa abbastanza prevenzione contro questo fenomeno? Si educano maschi e femmine fin dalle elementari al rispetto reciproco? A non considerare il proprio partner come un possesso? E naturalmente anche i mass media possono svolgere un ruolo fondamentalecontro i nostrani Don Rodrigo. Non si può più restare a guardare mentre ci dicono che, nel mondo, una donna su tre sopra i 15 anni,nel corso della propria esistenza subisce una qualche forma di violenza. A casa, a scuola, in ufficio o per strada le donne sonoil simpleton della miseria del maschio, il capro espiatorio che serve a misurare un potere e una superiorità di genere rivendicata nella più brutale delle forme: che sia stupro, mobbing, presa in giro o pressione psicologica, la donna paga il dazio di un fardello culturale dalle origini ancestrali. E' una vera e propria strage a cuisi aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Oltre alla violenza fisica o sessuale le donne subiscono anche violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.Sono madri, figlie, sorelle, amiche, fidanzate, simbolo di una violenza infinita. Le donne subiscono minacce, sono spintonate o strattonate , sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi, subiscono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Dire basta alla violenza di genere è un dovere morale, civile e umano.Per questo è importante cheil25 novembre - giorno simbolo di uno stop - duri tutto l'anno. Con  un impegno educativo costante e coerente che non può fermarsi alla mezzanotte, come la festa di Cenerentola. E’ importante ricordare Nina, Chieti, 39 anni, violentata e uccisa a pugni da chi diceva di non volerla perdere; Antonella, Pescara, violentata per 6 anni, da quando aveva 12 anni; Maria, Pescara 44 anni, stuprata e uccisa nel tunnel della stazione, alle 19 di un giorno qualunque, tra gente che passava indifferente, e auto che accelleravano; Pina, Teramo 29 anni,violentata nel parcheggio San Gabriele; Giovanna, Sant’Omero, 53 anni, vittima di uno stalker nel parcheggio di un Ospedale . Ma la battaglia culturale deve valere per ogni donna. E questo non sempre accade. Ci accendiamo, giustamente, come un fiammifero, se toccano una nostra conoscente . Ma dura poco. Ci armiamo fino ai denti se sfiorano una nostra conterranea. Bene. Molto bene. Ma dura un giorno. Non facciamo lo stesso per le migliaia di ragazze stuprate in tutto il mondo. Invece è importante ricordare ogni donna. Non una di meno. Ni uno menos. Not one less. Pas un de moins. Nem um a menos. Dobbiamo sempre ricordare che il 25 novembre, è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro tutte le donne. Enon è una data a caso.Invece in questi giorni non ho letto neppure un rigo, non ho sentito una parola sulle donne violentate nei lager libici in attesa di una luce;non vedo immagini delle donne stuprate nei centri di detenzione che si chiamano “di accoglienza”. Nessuno ricorda le donne Indiane, Turche, Cinesi. Numeri da brividi. Nessuno ne parla. E la stessa Dichiarazione adottata dall'Assemblea Generale Onu parla di violenza contro le donne come di "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini". E fino ad oggi non ho visto , nelle locandine delle tante e belle iniziative del 25 novembre, la foto di “El mimo”. Donna, 35 anni. Cilena.Violentata, torturata, violentata, impiccata, violentata, ed esposta, cadavere, dopo un giorno intero di ripetuta violenza, come un trofeo. Così è stata uccisa Daniela Carrasco, 35 anni, donna, artista di strada nota come “El mimo’ .  Non è possibile ricordare le storie di Nina, Antonella, Maria, Pina, Giovanna e dimenticarsi o ignorare El mimo”, donna, 35 anni, violentata e uccisa. Solo se il nostro slogan sarà davvero “non una di meno” potremo iniziare quella vera rivoluzione culturale, essenziale per fermare lo scempio. A partire dalle scuole. 

Leo Nodari

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