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81393899 A874 4A6B AD27 23292F41E1F9Sarà oggi a Teramo il pluripremiato regista e attore Piefrancesco “Pif”  Difiberto per incontrare 700 giovani studenti teramani, invitato dal Premio Borsellino . Il film   “La mafia uccide solo d’estate” da lui ideato, diretto e interpretato (European Film Award, Nastro d’Argento, David Donatello, Globo d’oro 2013 )- che molti studenti hanno visto nella proiezione di giovedi al cinema smeraldo - è stato paragonato a “La vita è bella” di Roberto Benigni per la capacità di trattare un tema come “la mafia” con il sorriso, senza cadere, però, nella banalità e nella offesa alle sue vittime, mai dimentichi delle tragedie vissute. La narrazione ripercorre tutte le stragi da Pio la Torre a Capaci e via D’Amelio. Il tutto punteggiato da spezzoni di immagini di repertorioLa bravura di Pif  è stata soprattutto quella di  rappresentarne l’endemicità con il tessuto sociale, il radicamento ideologico, la struttura di pensieroche si annida nel carattere, nelle idee e nei comportamenti delle persone. Non era semplice: non è semplice rappresentare la mafia al cinema. Specialmente se per mafia non intendiamo quella struttura malavitosa organizzata per clan, nascosta da qualche parte a ordire traffici illeciti e omicidi e quant’altro che il cinema ci ha insegnato a riconoscere come tale. Un film sfacciatamente contemporaneo, che emoziona.Ma Pif non verrà  a Teramo per parlare di mafia. E neppure di integrazione e handicap. Altri temi a lui cari. Non verrà per denunciare il malcostume come faceva da Iena. Pif verrà a dirci che la mafia, la criminalità anche a Teramo, esiste perché c’è troppo indifferenza. La mafia esiste perché c’è l’indifferenza. Non un male qualunque ma il peggiore dei mali. All’ombra dell’indifferenza si sono compiuti i peggiori crimini dell’umanità. Ma, ai nostri giorni, ha superato decisamente il limite della tollerabilità e l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza. L’egoismo e il menefreghismo, che ci porta a pensare solo a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!Pif,insieme agli altri 10 testimoni sul palco del teatro comunale di Teramo, viene per dirci ché  dobbiamo avere il coraggio. Che il coraggio di scegliere da che parte stare è ineludibile. E’ il tempo di dire che, purtroppo,anche nelle piccole città fa molta tristezza vedere il degrado culturale, identitaria e valoriale delle nuove generazioni. E che abbiamo estremo bisogno di giovani coraggiosi, capaci e colti, altrimenti il nostro paese non avrà futuro.Il predominio dell’indifferenzanelle scuole e nelle Università ha creato schiere di veri e propri analfabeti funzionali, i veri alleati e complici delle mafie, i più pericolosi. Giovani facili da manipolare e strumentalizzare. Giovani senza attributi e soprattutto senza identità. Privi di una solida base culturale e valoriale, privi di radici pur appartenendo all’antica tradizione d’Italia. Annoiati, stanchi, piegati, grigi, privi di princìpi e ideali, di sogni, speranze, rabbia, voglia di volare, sono acritiche banderuole al vento. Sarà un compito gigantesco ricostruire il disastro attuato nella scuola in Italia, ma bisogna provare a farlo. Occorre agire su più fronti per sradicare questa cultura marcia del farsi i fatti propri, del non vedere, non sentire, non parlare, del vivere con l’unica guida di uno smartphone, che è padre, madre, amico, amante. Un modus vivendi  che come un cancro ha ormai intaccato il futuro della Nazione. Occorre immediatamente istituire una sana e giusta politica capace di rimettere al centro i valori, ma quello sani, che hanno fatto grandi le generazioni passate come ad esempioIl valore della famiglia nucleo indispensabile della società. Inoltre deve essere priorità restituire ai giovani gli ideali sani totalmente persi. Princìpi, ma soprattutto senso della solidarietà, dell’umanità, della collettività, che ciascuno di noi è tenuto ad avere. E’ necessario, è un dovere, riscoprire l’agire di squadra che è estremamente formativo perché si ha un riscontro diretto ed immediato del come le proprie azioni si riflettano sugli altri. Bisogna apprendere che nella vita esistono le gerarchiefrutto dell’impegno, esiste il sacrificio, lo studio, e che queste sono le linee guida, e non il lecca culaggio, e la raccomandazione  parassita il senso di squadra è sempre vincente.Il tempo della rivincita è arrivato anche in Italia ed è ora che si ricominci a parlare di principi e valori sani, in modo da ridare vita ad una società coesa in grado di affrontare le sfide dell’imminente futuro. Tornando asentirci fieri ed orgogliosi di chi siamo e da dove veniamo. Con la consapevolezza che, se non iniziamo a difendere le nostre radici, verremo travolti con loro. 

Leo Nodari

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