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È Natale ogni voltache sorridi a un fratelloe gli tendi la mano.
È Natale ogni voltache rimani in silenzioper ascoltare l’altro.
Pur apparendo sempre di più un evento consumistico, il 25 dicembre cela ancora un’anima solidale. Del resto i motivi per aiutare l’Altro nonmancano e il pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio esiste anche per ricordarceloCon l’iconografia e le regole implicite del rito del Natale non si scherza. L’albero natalizio è il Tannenbauml’abete, altrimenti la tradizione è snaturata. Babbo Natale deve essere un anziano signore panciuto, con riccioli e folta barba bianca, vestito di rosso, così come si racconta l’abbia codificato la pubblicità della Coca Cola dal lontano 1931. Il presepe deve necessariamente riunire in una grotta il Bambino, Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello.Difficilmente negli ultimi decenni queste coordinate sono cambiate: calde e rassicuranti, universalmente condivise, sono la perfetta traduzione in immagine di quello “spirito del Natale” che, si sa, è l’unico periodo dell’anno in cui magicamente – e sia pure temporaneamente – i valori positivi regnano incontrastati: si ricompongono i conflitti familiari, la parola d’ordine è carità e solidarietà, si impennano l’etica del focolare, della famiglia allargata, dell’armonia sociale.Tuttavia anche il Natale deve necessariamente cambiare di pari passo allo spirito di tempi se vuole rimanere in vita. Di conseguenza negli ultimi anni sta cominciando a mutare le sue forme. Non parliamo della metamorfosi più ovvia, cioè quella portata dalla rete, che ha reso praticamente inutile spedire una lista di desideri a Babbo Natale: il bambino può crearsela direttamente su Amazon e ricevere tutto il giorno dopo senza dover attendere che il vegliardo con le renne compia il suo lungo viaggio dal Nord.Ci riferiamo piuttosto a una torsione in profondità, che riguarda quelle immagini iconiche intoccabili e invece in mutazione, capaci di raccontare qualcosa di diverso. Una cosa che rimane sempre uguale, sempre importante, sempre più importante e simbolico è il pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio a Trastevere. Non importa a nessuno se questa comunità ogni giorno serve più di 2000 poveri (contando solo su volontari). Non importa se ogni notte a Roma diverse squadre di volontari assistono centinaia di senza tetto, dalla stazione a piazza Dante, dal lungotevere alla tiburtina. Non importa se hanno aperto un centro medico, un centro di ascolto, se oramai sono un punto di riferimento per migliaia di persone, non più solo a Roma. Negli anni ’80 io ho vissuto 3 anni a 50 metri dal loro centro a piazza santa maria, e sono molto legato a Roma. Era il 25 dicembre del 1982 quando, a Roma, un piccolo gruppo di 20 persone – tra cui anziani soli e persone senza fissa dimora – venne accolto attorno a una tavola imbandita nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Sono passati 37 anni da quel primo pranzo: da allora la tavola di Natale si è “allargata” sempre più. È un evento di portata mondiale che ogni anno raduna intorno alla tavola delle feste tutti i poveri che la Comunità sostiene e aiuta durante il corso dell’anno insieme a tanti volontari che desiderano dare un senso nuovo al Natale. L’anno scorso, 230.000 persone hanno preso parte a questa festa. Penso che sia giusto aiutarli. E credo sia giusto che li aiuti anche tu, che, aggiungi un posto a tavola anche tu al Pranzo di Natale con i poveri. Ovviamente ciò che avanza servirà per i prossimi giorni. Le necessità quotidiane di chi vive per strada sono tante, prima fra tutte proteggersi dal freddo e dalla fame. E’ necessario soccorrere chi non trova riparo per la notte per evitare che muoia di stenti. E non solo d’inverno.Per questo, dall'inizio degli anni Ottanta, gruppi di persone della Comunità si recano la sera nelle stazioni ferroviarie o nei luoghi dove i senza tetto trovano riparo per la notte, portando cibi e bevande calde, coperte e altri generi di conforto utili a proteggere dal freddo. Tutto è frutto della quotidiana solidarietà. Questa presenza fedele e amichevole ha inoltre il valore della visita: è andare incontro a chi è in difficoltà, colmando il forte isolamento in cui vive e ricreando legami di affetto e di solidarietà.Quest’anno anche da Teramo giungerà alla Comunità di Sant’Egidio non solo il consueto aiuto economico, ma anche del cibo. A Natale saremo più precisi. È Natale ogni voltache permetti al Signoredi rinascere per donarlo agli altri.

Leo Nodari

 

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