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Omeo aUn vero circo barnum dell’ipocrisia. Una vera aggressione alla democrazia e ai suoi principi fondamentali. Una scena da golpe latino americano con l’intenzione di sospendere la democrazia, negare la volontà popolare, impedire lo svolgimento della massima assise democratica abruzzese dove, per scelta del popolo, siede chi deve governare e chi deve fare opposizione nel rispetto dei ruoli e delle regole e soprattutto delle istituzioni che erano e sono sacre per chi crede nei valori. È vero, la democrazia spesso richiede tempi lunghi per le decisioni, logiche di mediazione e compromessi che, sebbene essenziali per una governance sana, possono generare frustrazione e un sentimento di impotenza a chi si oppone. È in questo contesto che il dibattito si fa incandescente: la ricerca e il fascino di soluzioni rapide, immediate e decisive, talvolta, porta le persone a cercare risposte radicali e facili, abbandonando il terreno complesso di una democrazia autentica. Ma nel rispetto delle istituzioni tutto è lecito. Quello che ho visto no. Non lo è. Non mi aspetto il rispetto perché non si può chiedere ciò che uno non ha, non mi aspetto il decoro ma la gazzarra le parolacce, le offese questo è veramente troppo. I social lo hanno capito ed è unanime la condanna contro questa pagine triste per l’Abruzzo. Scene che creano un vulnus pericoloso per l’Abruzzo. Una lacerante violazione delle norme istituzionali, delle garanzie procedurali e del rispetto di quelle nozioni fondamentali che troppo facilmente abbiamo dato per scontate. Uno spettacolo indecoroso di discutibile gusto: un manipolo di facinorosi legati alla politica più che una folla, poche decine di persone più che truppe cammellate promesse più che la folla di migliaia di persone. I commenti che hanno accompagnato le scene hanno fatto man mano luce sugli avvenimenti; si trattava di scene reali e gli assalitori erano sostenitori del Pd intenzionati ad impedire che si procedesse a ratificare con il voto dell’aula una decisione che mira a ripianare il debito della sanità e dunque migliorare per tutti gli abruzzesi la gestione delle Asl. Molti su instagram si sono chiesti come un evento del genere potesse essere accaduto realmente, come quella che poteva concepirsi solo come ipotesi di fantapolitica potesse essersi materializzata mentre tutto il nostro Paese dovrebbe stringersi compatto davanti ad una possibile morsa di una crisi economica annunciata che aumenterà il numero di persone senza lavoro. Al termine di questa giornata, alla fine della inutile battaglia c’è una semplice domanda: è importante per noi la democrazia? Il rispetto del voto ? Crediamo davvero che i nostri principi di autogoverno e di libertà individuale debbano applicarsi a tutti? O siamo impegnati, nella pratica se non nella legge, a riservare queste prerogative a pochi privilegiati? Mi rendo conto che secondo alcuni è arrivato il momento di abbandonare il mito: un’analisi ed uno sguardo superficiale ai titoli dei giornali mostrano come gli ideali di questa nostra nazione siano stati sempre secondari rispetto allo spirito di conquista del potere ed alla sottomissione delle regole alla violenza, a un sistema di casta rapace, e che fingere che non sia così significa rendersi complici di una partita truccata fin dall’inizio nella quale – lo scrivo con accenti accorati – c’è una situazione di profonda divaricazione fra gli ideali così orgogliosamente proclamati e la realtà che ci dice senza mezzi termini che bisogna uscire dal mito della democrazia a lungo coltivato. Non credo che ci possa essere testimonianza più autorevole e convincente della manifestazione di ieri. Conclusasi con un voto che non mi è piaciuto perché la prima scelta del presidente Marsilio era quella giusta e la mediazioni dei buonisti in politica non pagano mai. Ma su questo dirò nei prossimi giorni.

Leo Nodari