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Non ci sono feste e non può fermarci il maltempo. Chi c’era quel giorno torna ogni anno li da 48 anni. Ci conosciamo. Ci riconosciamo. Qualcuno manca perché è volato in cielo. I capelli bianchi aumentano e pure le panze e gli acciacchi. Qualcuno non porta più la felpa e oggi indossa la giacca e cravatta e scende dall’auto blu. Ma ci sono tanti giovani con le facce pulite. Oggi insieme a tanti altri come sempre sarò alla cerimonia per il ricordo delle vittime di Acca Larentia. Una piccola piazzetta rettangolare incastonata tra i palazzi nel cuore del quartiere Tuscolano a Roma. Il 7 gennaio del 1978 in quella piazza furono trucidati tre giovani da una pioggia di fuoco sparato da una mitraglietta Skorpion. Tre militanti di destra: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Tre militanti riescono a salvarsi dall’agguato in stile comunista.
I primi due morirono davanti alla porta della sezione del M.S.I. . Il terzo, un mio amico, viene ucciso da un carabiniere (in via Evandro) nel corso degli scontri che seguirono. Giovani barbaramente uccisi vittime di un odio spietato, rimasti senza giustizia, la cui unica colpa era amare l'Italia e impegnarsi civilmente per il bene degli italiani. A chi ancora oggi tenta di sporcare la loro memoria, rispondiamo gridando i loro nomi con ancora più forza e convinzione perché la strage di Acca Larentia ha segnato in modo indelebile la storia di Roma e del nostro Paese e perciò non possiamo restare in silenzio di fronte a una comunità che ha il diritto di conoscere tutta la verità, senza ombre, senza inganni. Per questo il nostro impegno è che finché non ci sarà giustizia, la lotta alla verità non si fermerà, finché la luce non squarcerà le tenebre del silenzio e dell’omertà. La strage di Acca Larentia ha rappresentato uno dei momenti piu' bui della storia della lotta politica in Italia, che pure di momenti bui ne ha conosciuti tanti.. Quella strage di innocenti militanti del Movimento Sociale ha aperto la strada ad una spirale di violenza che ha macchiato tutto il paese di sangue e di odio e proprio quella strage fu la tragica palestra dell'escalation criminale delle Brigate Rosse che con la stessa mitraglietta uccise magistrati, politici e poliziotti. Purtroppo, diciamolo una volta ancora, quando succedevano questi fatti si tendeva a negare l'esistenza della violenza della sinistra e si diceva che si trattava di faide interne (come successe davanti alla sede MSI al Prenestino per Mario Zicchieri) e non di violenza brigatista e poi abbiamo visto come realmente sono andate le cose. Ricordare questi ragazzi serve dal punto di vista identitario ed umano, ma anche a ricordare un periodo importantissimo della storia italiana che non puo' essere dimenticato' .In occasione del 48 anniversario della strage di Acca Larenzia commemoriamo perciò questi ragazzi uccisi in nome delle loro idee e del credo politico, affinché ciò non avvenga mai più. E’ giunta l’ora di condividere questa memoria, senza ipocrisie. Occorre fare memoria comune che, se non può più poggiarsi sulle sentenze dei tribunali, deve fondarsi sulla verità storica. Parlare di Acca Larentia significa ricordare un periodo difficile della storia italiana, caratterizzato da violenze e tensioni politiche che hanno segnato una generazione. Capire cosa è accaduto aiuta i giovani di oggi a riflettere sull'importanza del dialogo e della democrazia e della pacificazione che passa sulla ricerca delle parole e dei testi di un linguaggio condiviso che chiuda una storia ormai conclusa. Lo sforzo, dopo tanti anni, è quello di trovare un linguaggio comune per descrivere quei fatti rispettando la verità. .
Anche per questa strage nessun colpevole, nessuno pagherà. La Procura è rimasta inerte, non ha mai voluto indagare su un reato che non si estingue ma si potrebbe ancora indagare. Ma diciamolo, non ci sono speranze di riaprire i processi, ma capire se c’è stata una mano che ha mosso i fili della strategia della tensione sì, è possibile. Fare luce sarà il modo per risarcire chi ha sofferto .

Leo Nodari