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237F6A69 96C2 4928 83C8 E7D0CD5D30F2A poco più di dieci anni dalla morte di Alda Merini Annarita Briganti ricostruisce l’opera e la vita della poetessa in una documentatissima biografia. Alda Merini- L’eroina del caos (Cairo, euro 14).

Perché ha deciso di scrivere il libro Alda Merini. L’eroina del caos?

Ho deciso di scrivere un libro su Alda Merini, un libro speciale, perché non c’era una biografia così, completa, documentata. La vita della poeta, come amava definirsi lei, al maschile, è strettamente connessa alle sue opere e andava restituita a lei e a tutti noi. Alda Merini dev’essere inserita nel contesto storico, sociale e individuale. Se non conosciamo la sua vita, non possiamo capire le sue opere. Come racconto alla fine di Alda Merini. L’eroina del caos, nella lettera dell’autrice, è stato come fare un puzzle, ma la scatola era vuota, i pezzi non c’erano. Ho dovuto prima trovare i pezzi del puzzle e poi farlo.

Lei ha scritto: “In questo, che è anche il mio primo saggio, ho lasciato parlare diverse voci, con testimonianze inedite… tante Alde per farne una sola, che contiene mondi e che, a dieci anni dalla sua scomparsa, ha ancora molto da darci e da dirci…”.

Alda Merini è Alda Merini nonostante il manicomio, non grazie a esso. Se non capiamo questo, non potremo mai conoscerla e capirla. È una icona delle ragazze, dei ragazzi, delle donne, degli uomini, di tutti. La si può trovare citata sui social, sulle tazze rosa in vendita su Amazon, nei convegni e soprattutto, e meno male, in libreria. Oggi sarebbe una influencer, userebbe la tecnologia, ma con più sensibilità. È più viva che mai anche grazie al modo nuovo, fresco, documentato di raccontarla, e sono molto molto felice di contribuire a tenerla in vita. 

Per lei il disagio psichico di Merini viene da lontano.

Alda Merini viene chiusa in un ospedale psichiatrico di Milano, che lei avrebbe sempre definito un lager, dopo una lite con il suo primo marito, padre delle sue quattro figlie, ma il suo disagio viene da lontano, come spiego nel mio libro. Alda Merini, anche se non ne parla nessuno, ma io inizio da quel periodo della sua vita, è una bambina sopravvissuta alla guerra, che in guerra perde tutto. Il primo di tanti traumi che ha dovuto subire. Inoltre, era una epoca nella quale la chimica e la terapia della parola non erano così evolute come adesso. E voleva fare la poeta, un mestiere, allora più di adesso, dominato dagli uomini, che la temevano e la emarginavano quando vendeva più di loro, quando diventava più famosa di loro, quando mostrava di avere più talento di loro.

Perché Alda Merini voleva essere chiamata poeta?

Elsa Morante parlava di se stessa al maschile, Oriana Fallaci parlava di se stessa al maschile, Alda Merini parlava di se stessa al maschile. E tutto questo mi piace molto. Roberto Vecchioni, citato nel mio libro, paragona Alda Merini a Saffo. Allora, come dicevo, il mondo della poesia era maschile. Noi donne in ogni campo abbiamo fatto molta strada per non essere più discriminate, ma c'è ancora molta strada da fare. Basti pensare che a parità d’incarico una donna guadagna ancora meno di un uomo.

Lei è una giornalista, una scrittrice e una traduttrice. Cosa ha in comune con la poetessa della solitudine?

Tutti siamo soli in un certo senso, in particolare chi come me fa un mestiere solitario come la scrittura. Siamo tutti eroi del caos. L’importante, ed è una delle tante cose che c’insegna Alda Merini, è non fingere, ma essere se stessi sempre, nella vita reale, in quella virtuale, in pubblico e in privato. Per sconfiggere la solitudine bisogna imparare a conviverci, alleviarla con la cultura, che fa benissimo, e restare sempre aperti agli altri, nonostante tutto.

Quale messaggio dà il suo libro ai giovani?

Vale a ogni età: essere se stessi, il che è molto importante anche contro il body shaming, e inseguire i propri sogni. Alda Merini aveva chiaro il suo percorso e ha fatto di tutto per farcela. È sopravvissuta al manicomio solo per potere continuare a scrivere, sempre da donna libera. Uno dei suoi aforismi che preferisco, citato nel libro è: “Si può essere qualcuno semplicemente pensando”.

Anna Brandiferro
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