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ComediaLuigi Ianni docente per un trentennio al Liceo Saffo di Roseto, ha dedicato molti studi all’opera di Dante. “Comedìa” (Duende ed.) è il primo volume di una trilogia sulla Divina Commedia.

Professore di Italiano e Latinoal Liceo Saffo di Roseto, adesso scrittore. Come nasce l’idea di scrivere un libro su Dante?

Ho cercato di dirlo anche in premessa nel libro stesso. L’idea è nata perché intendo continuare, in altre forme,a fare quel lavoro che ho fatto per lunghissimo tempo a scuola.  Non potendolo farepiù direttamente per limiti di età   ho deciso di farlo per iscritto,  tanto da poter raggiungere mi auguro il maggior numero possibile soprattutto di giovani, per comunicare quell’amore che ho per questo testo.In questo primo volume ho cercato di indicare con passione e, possibilmente con precisione,luoghi citati da Dante nel poema dando a ognuno una caratterizzazionegeografica,storica e letteraria insiemealla mia passione etimologica. Faccio un esempio: leggendo il libro si scopre cheil Donveniva chiamato Tanai in latino, con questo esempio voglio indicare il mio metodo. Quindi la scrittura serve, soprattutto per quello che mi riguarda, oggi molto più di altri mezzi. Io ho usato la penna poi è chiaro che bisognava trasferire tutto in un contesto tecnologicol’ho fatto con grande pazienza ma anche congrande divertimento. La prima destinazione era quella per i miei nipoti poi sono stato convinto da altri a rendere la cosa più ampia, destinata a più persone e l’ho fatto volentieri.

Questo libro è il primo di una trilogia sulla Divina Commedia, vero?

Questi testi sono nati sempre con quel fine di trasmettere ad altri quello che ho appreso. Il secondo volume riguarderà tutte le similitudini usate da Dante che sono meravigliose, ritengo consentano a chiunque,sia chi ha già letto tante volte sia a chi non ha mai letto l’opera di Dante, di avere una doppia lettura del poema come se ci fosse un poema nel poema.

Il terzo riguarderà l’uso di una sola parola nel poema il significante sempre lo stesso cioèdolce ,vedere di questo significante ogni volta significati sempre diversi e nuovi che Dante attribuisce.

Anche questo lavoro nasce da una fortissima passione per questo testo e spero che i tre volumicontribuiscano a dare una chiave di lettura a tutti quelli che amano Dante per leggerlo sempre di piùa quelli che non lo hanno mai letto cominciare a leggerlo e soprattutto ad amarlo. Questa è la mia intenzione e spero di riuscire.

Perché Comedìa” ?

Tutti dovremmo sapere, molti lo sanno alcuni forse no, che  Dante se oggi fosse vivo e se leggesse in una libreria Divina Commedia non riconoscerebbe subito la sua opera in quanto lui la chiamò semplicemente Comedìa.

Boccaccio per una forma di ammirazione anche eccessiva cominció con l’aggettivo Divina

Da quello che so solo dal 1555un Ludovico Dolce pubblicò con questo titolo “Divina Commedia” una copia stampata, da quel periodo in poiconosciamo quest’opera come Divina CommediaPer rendere omaggio all’autore, non a caso,nella copertina scrivendo Comedìa ho voluto mettere a fianco un’immagine di Dante attribuita a Giotto che si trova a Firenze presso il Museo il Bargelloperché possa “riconoscere” la parola che lui ha scelto per chiamare così il suo poema.

Nel libro ci sono due personaggi

due personaggi sono un amanuense che si chiama Ubaldino da Carpegna enella seconda parte un miniatore che è Eriberto da Gottinga.

Questi sono due modi, da parte mia, per testimoniare che la scrittura a mano e anche la miniatura rappresentano ciò che per secoli ha consentito a noi moderni di poter usufruire di tesori veri e propri grazie all’opera svolta in tanti monasteri e abbazie che hanno salvato dall’oblio capolavoristraordinari. Ho scelto questo metodo per rendere omaggio ai tantissimi amanuensi eminiatori che con la paziente opera delle loro mani hanno saputo donarci queste meravigliose opere. In un’epoca in cui non si usa più scrivere con le mani e a penna ho voluto rendere un ringraziamento, a nome di tutti noi, ai tanti monaci che hanno  fatto un’operazione stupenda per lunghi secoli.

Possiamo dirlo, hai una vera passione per la parola 

La parola è un dono talmente prezioso e straordinario che bisognerebbe farne un uso amoroso, affettuoso, gentile, cortese. La parola deve essere come un suono e i grandi poeti sanno fare questo cioè trasferire nella parola un suono. Come  Mozat lo fa con le note, Dante lo fa con le parole. Io nel mio piccolo ho sempre cercato di considerare le parole come delle persone, quindi di ho cercato di conoscerle come si fa con le persone care con il tempo,  con la frequentazione, il dialogo. 

La parola per me è tutto questo. La ragione per cui ho scelto  di fare l’ insegnante è per la volontà diconoscere le parole, possibilmente bene, di farne un uso gioioso. Questo ho tentato di fare anche scrivendoil libro.

Luigiianni

 

Professore lo scrittore è ancheun bravo lettore?

Secondo me lettura e scrittura non possono essere scissi, vanno insieme per cogliere il valore dell’arte più grande dell’uomo che è il creare. I greci quando hanno inventato la parola pŏēsisl’hanno fatto per dire che non è semplice scrittura ma è invece creazione, tutto questo va compresonelle due dimensioni che mi hai proposto.

Alla presentazione del libro hai detto che essere insegnante è un grande privilegio, hai spiegato poi che sapere e sapore sono tra loro legati

Insegnare è un privilegio perché consente di incontrare,grazie ai grandi testi, altre persone che sono gli studenti o quelli che ascoltano. Un conto è in latino saperecon significato oggettivo per cui si usa il verbo scire,un conto è sapere dal verbo sapio” che in latino vuoldire avere gusto. Quindi per me non viè sapere vero senza il sapore,cioè il gusto di tutto ciò. Chi può fare   per professione insegnaredeve ritenersi privilegiato è una persona che ha un dono e un privilegio, dopodiché ognuno di noi con la sensibilità può farlo in un modo o in un altro. Io mi auguro che a scuola, chiunque la frequenti, sia gioioso e abbia il gusto di stare a scuola. Sapere e sapore per me sono inscindibili.

Quale Saporetroviamo nella lettura del tuo libro?

Innanzitutto un sapore che è quello dell’umiltà,cioè quello di apprezzare, gustare anche le piccole cose. Ho trovato splendido il fatto che ci sono nomi di grandissimi fiumi nel poemaè come se fossi seduto a una tavola imbandita con cibi raffinati però ci sono anche piccoli corsi d’acquache sono piccoli ruscellicome trovare accanto  ai cibi prelibati qualchebocconcino trascurato che ha in realtà un sapore straordinario. Il sapore dell’umiltà consentedi gustare anche le piccolecose,soprattutto di avere il piacere di incontrare le piccole cose insieme alle cose più note

Il libro è dedicato a Elisabetta

Andiamo un po’ nel privato…Mettiamola così: io , come ho detto prima, scrivo solo con la penna quindi tutto ciò che scrivo rimarrebbe in un cassetto perché scritto su fogli bianchi.Un giorno la persona con cui vivo da tempoinnamorati, leggendo la mia intenzione ha deciso di fare un passaggio dai miei manoscrittial computer.

Non poteva che essere una dedica a chi ha consentito e consentirà di leggere queste cose che altrimenti sarebbero rimaste in un cassetto.

Anna Brandiferro

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