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follamauroSan Nicolò, Acquamarina. Interno sera. Caldo, ma non tanto, brezza a tratti. Il grande salone abituato al popolo festante dei ristoranti si sta popolando, ma non è serata da confetti. Semmai, da bordate. Ma di quelle diremo poi. In programma, il comizio di Mauro Di Dalmazio, candidato Sindaco. C’è gente. Tanta. Contiamo trecentoventi persone, ma saranno più o meno quattrocentocinquanta alla fine. L’atmosfera non è quella delle convention politiche, ma neanche quella dei comizi. E’ un’atmosfera.. contradaiola. Si avverte il senso dell’appartenenza. il gusto della sfida importante. Di Dalmazio lo sa, e su quell’atmosfera costruisce il suo intervento. Un’ora e più di analisi della situazione, passata e presente, della politica teramana, rivendicando i meriti del modello Teramo, ma anche sottolineandone le derive negative; inorgogliendosi del percorso che portò un teramano alla guida della Regione, ma anche ammettendo le colpe degli errori, in presenza dei quali il gruppo “dalmata” decise di prendere le distanze da quel Centrodestra, dalle cariche, dagli incarichi, dal governo stesso della città, invocandone una correzione di rotta. Che non arrivò. SI accennava alle bordate, prima, Di Dalmazio non le risparmia né a destra né a sinistra, né al centrodestra «che si presenta come erede di quella stagione finita male, ma senza alcun accenno di autocritica», né al centrosinistra, guidato da quel «Gianguido che aveva costruito la sua cifra politica prendendo le distanze dal Pd… e poi lo accoglie nella sua coalizione». Il resto, è il progetto del Fare Grande Teramo, coi temi della campagna, che la folla sottolinea applaudendo, con i modi dell’applauso che non sono quelli del “pubblico”, ma quelli della squadra che incoraggia il capitano. Il comizio è finito, se fossimo in contrada, sarebbe serata da spaghettata al volo, per il piacere di stare insieme. Mentre usciamo... stanno arrivando le pennette...

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