"Il progetto di istituzione dell'ARUAP, quale azienda regionale unica attività produttive, parte malissimo, se è vero come è vero che l’attuale massa debitoria del Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’Area Pescara-Chieti è di 17.640.283,18 di euro, un somma monstre che andrebbe a cumularsi e ad aggravare la già difficile situazione economica di ARAP".
Ad affermarlo in una nota i consiglieri del gruppo Abruzzo Insieme Giovanni Cavallari e Vincenzo Menna, a margine dei lavori delle commissioni congiunte prima e terza che, nella giornata di lunedì 24 febbraio hanno affrontato il progetto di legge regionale 28/2024, partendo dall'audizione, tra gli altri, dell'attuale direttore generale di ARAP Antonio Morgante, già audito pochi giorni orsono in commissione di vigilanza per le problematiche connesse alle disparità di trattamento economico, a parità di qualifica, tra i vari dipendenti dei consorzi e per la mancata pubblicazione di atti sul sito ARAP sezione trasparenza.
"Il progetto di fusione tra ARAP ed il Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’Area Pescara-Chieti (CSI)", fortemente voluto da Marsilio e Magnacca continuano i consiglieri "cozza con l’attuale massa debitoria del Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’Area Pescara-Chieti che, come detto, si attesta a 17.640.283,18 di euro.
In ogni caso, riteniamo che questo ingente debito costituisca un ostacolo significativo alla effettiva operatività del futuro ente. In tal senso”, continuano Cavallari e Menna, "concordiamo con le diverse osservazioni mosse dalla CGIL ed in particolare sull'opportunità che prima di avviare il progetto di fusione sia necessario procedere con una due diligence del C.S.I., che attualmente è in liquidazione, e solo in seguito valutare l’opportunità di una fusione”.
“In sostanza", concludono i consiglieri del gruppo Abruzzo Insieme "non vorremmo che la brusca accelerazione imposta a questo progetto sia dettata da una visione "Pescara centrica" della nostra Regione da parte del Presidente Marsilio e da una necessità di giustificare la creazione ulteriori organismi di sottogoverno, piuttosto che dalla volontà di rendere l’erede di ARAP più competitiva. Il rischio non trascurabile che la nuova ARUAP possa trovarsi, appena nata, già gravata dalla somma dei debiti delle due società in liquidazione, crea dubbi sulla sua efficienza operativa e sul destino futuro dei suoi lavoratori, con l’unica certezza che saranno i cittadini abruzzesi a pagarne le spese in futuro con ulteriori ed inutili balzelli”.