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 LA LETTERA DI LUCIANO D'AMICO ALLA CHIESA ABRUZZESE:

*Eccellenze Reverendissime, mi appello a Voi con spirito costruttivo, nella consapevolezza del prezioso ruolo che la Chiesa cattolica svolge nelle nostre Comunità: un riferimento spirituale, morale e sociale che accompagna la vita di tante persone in ogni angolo della nostra regione.È proprio in nome di questa considerazione profonda che sento il dovere, nella mia veste di consigliere regionale, di sottoporVi una riflessione che riguarda il bene comune e, in particolare, la destinazione delle risorse pubbliche regionali. Mi riferisco ai fondi assegnati attraverso la cosiddetta "legge mancia", un meccanismo che nel 2024 ha visto, tra gli altri, lo stanziamento di 84 contributi a favore di parrocchie abruzzesi per un totale di 1.010.500 euro, perlopiù destinati a interventi di carattere edilizio e manutentivo.Sono fondi richiesti e assegnati con un meccanismo che non consente di individuare né il richiedente, né il destinatario della richiesta e decisore, che drena risorse pubbliche regionali in un momento storico in cui l'Abruzzo si trova sull'orlo di un aumento delle tasse sui redditi dei cittadini per coprire il disavanzo sanitario delle Asl, accertato a 180 milioni di euro per l'anno 2024.La gravità di questo momento emerge in modo ancor più chiaro laddove si consideri che negli ultimi quattro anni l'inflazione ha eroso il potere di acquisto in misura superiore al 20%, la pressione fiscale è aumentata in tutta Italia fino al 42,6% (con un incremento dell'1,2%) e si paventa un incremento dell'addizionale regionale Irpef che, ad esempio, nella fascia reddituale intermedia ammonta al 2%: in sintesi, un lavoratore o un pensionato abruzzese ha subito un impoverimento assai significativo, avendo visto diminuire di circa un quarto, ossia circa il 25%, il proprio potere di acquisto. In tale situazione è necessario domandarsi se ogni risorsa disponibile non debba essere orientata prioritariamente verso ciò che oggi rappresenta la più grave emergenza collettiva: la sanità pubblica o, come Voi ci insegnate, assistere gli infermi.Non intendo in alcun modo sminuire l'importanza degli edifici di culto, che rappresentano storia, fede e comunità. Ma è giusto ricordare che l'edilizia ecclesiastica dispone già di numerose e solide fonti di finanziamento dedicate, tra cui: l'8x1000 dell'Irpef, previsto dalla legge numero 222 del 1985, che ha destinato alla Chiesa cattolica nel 2023 circa 1 miliardo di euro, parte dei quali impiegati per la manutenzione, il restauro e la costruzione di edifici religiosi; il Fondo Edifici di Culto (Fec) del Ministero dell'Interno, recentemente rafforzato con 250 milioni di euro dal Pnrr, per interventi in tutta Italia (in Abruzzo oltre 100 luoghi di culto sono interessati da questi progetti), i fondi post-sisma; e chiaramente i fondi diocesani e parrocchiali, le offerte dei fedeli, che, come ci insegna Gaudì per la edificazione della cattedrale della Sagrada Familia, danno corpo a un'opera di fede in quanto finanziata dai fedeli.Alla luce di queste opportunità, mi permetto con convinzione di suggerire una riflessione: è giusto, oggi, che anche le parrocchie abruzzesi non partecipino alla ripartizione di fondi pubblici non vincolati, quando la sanità rischia di non riuscire più a garantire cure tempestive e dignitose a chi ne ha bisogno.Viviamo un tempo speciale, l'Anno Giubilare, che ci chiama, nella sua essenza più autentica, alla conversione, alla giustizia e alla misericordia sociale. In questa cornice spirituale, Papa Francesco ci ha ricordato nell'ultimo Angelus che «viviamo questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione», c'è bisogno dunque di garantire cura e guarigione agli abruzzesi nello spirito e nel corpo. Rinunciare a un contributo pubblico, laddove vi siano altre fonti a disposizione, per permettere che quelle stesse risorse vengano indirizzate alla cura dei malati, degli anziani, dei fragili, sarebbe - mi permetto di dirlo - un gesto profetico, di forte testimonianza cristiana e civile. Un atto che parlerebbe più di molte parole e che mostrerebbe come la Chiesa non solo accompagna le Comunità, ma le guida anche nei momenti di crisi, mettendo sempre al centro la persona e la sua dignità, essendo in tal modo da esempio verso una politica che sembra non cogliere la gravità dello spirito del tempo. Celestino V, il pontefice della nostra terra, ci ha insegnato che la rinuncia, quando compiuta per un bene superiore, può diventare la più alta forma di servizio. Nella speranza che questo appello possa essere accolto nello spirito di corresponsabilità e amore per il bene comune che da sempre caratterizza la missione della Chiesa abruzzese, e nella consapevolezza del valore di alto esempio che rappresenterebbe per tutti gli Abruzzesi, porgo i miei più rispettosi saluti. Con stima e deferenza.* consigliere regionale.

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