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Se un partito non ha nomi da mettere sul tavolo, non li mette. Può solo una cosa: accettare le nomine che arrivano da altri, leggasi governatore Luciano D'Alfonso. Non potendo fare altro, il partito prova però a porre una condizione al grido di: "Se tu ci imponi lui...allora devi accettare il nostro..." Sarebbe accaduto esattamente questo nelle ultime intense settimane in cui bisogna decidere chi nominare il nuovo direttore sanitario della Asl di Teramo. Il Partito Democratico di Teramo non aveva alcun nome alternativo a quello del dottor Angelo Muraglia (caldeggiato non solo dal presidente della Regione Abruzzo e dall'assessore Silvio Paolucci ma anche dalla teramanissima, ex candidata all'Emiciclo, medico del Mazzini e presidente provinciale del Pd, Anna Marcozzi). Lo ha accettato, perchè non è stato e non è nelle condizioni di proporre altro (indipendentemente dal curriculum dello stesso). Ma a patto che sia proposto dal Pd teramano il futuro direttore amministrativo di Circonvallazione Ragusa. E il nome è quello di Lucio Ambrosj, già direttore amministrativo all'epoca del manager Giustino Varrassi. Ambrosi sarebbe fortemente sponsorizzato dal Pd (o almeno una parte, per l'esattezza quella più prossima al capogruppo regionale Sandro Mariani) e sarebbe stato messo sul tavolo della trattativa pro-Muraglia. Ma non sarebbe tutto il partito a vedere bene un ritorno di Ambrosj che, come noto, si dimise durante il mandato ufficialmente per motivi personali, ufficiosamente per fortissime divergenze d'opinione col direttore Varrassi. Riuscirà il Pd teramano a far passare la sua proposta? 393044_10200336581916182_1361041140_n

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