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Se è vero che dalla direzione provinciale, in assenza di sintesi e convergenza unanime, non era saltata fuori nessuna candidatura, vero è che da fine ottobre proprio il segretario provinciale Gabriele Minosse aveva posto sul tavolo il caso-candidatura. "Nessuna soluzione sul photofinish, quindi. Non siamo arrivati in ritardi, la question era stata posta in tempi non sospetti...", ha esordito Minosse in Direzione, ieri sera. E lo stesso segretario aveva sondato la disponibilità alla candidatura proprio del presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino, incassando lo stesso diniego saltato fuori, a ridosso della scadenza della presentazione delle candidatura al Pd Abruzzo dieci giorni fa. Poi la direzione provinciale "in cui si decide di non fare alcun nome". Decisione scavalcata e calpestata "dall'incursione a gamba tesa, irrispettosa e mortificante, da conosciuti e autorevoli esponenti politici regionali, comunque esterni al nostro territorio". Un metodo messo sott'accusa dal Pd teramano: "Tutti sapevano e sanno tuttora che la deroga non sarebbe arrivata, nonostante le sponsorizzate garanzie dell'esatto contrario. Lo sapeva la Segreteria provinciale teramana che, coerentemente con l'indicazione "zero candidatura" arrivata dalla direzione, non ha firmato per la candidatura di Renzo così come non ha firmato il ricorso". Non ci sta Minosse a far passare la Direzione provinciale per non autorevole e incapace di tirare fuori una candidatura. "Meritiamo rispetto. Non stigmatizziamo la persona ma il metodo usato, per l'ennesima volta, per scavalcarsi e imporsi dall'alto le scelte di altri", ha chiosato Minosse. L'unico, in tutta questa vicenda, a non essersi meritato nemmeno una telefonata di confronto e chiarimento da nessuno di quei notabili che hanno lavorato alla candidatura teramana come figura capace di poter fare sintesi. Prima di Renzo Di Sabatino, altri nomi, sempre dall'esterno, si erano posti sul tavolo: il sindaco di Giulianova, Francesco Mastromauro; lo stesso segretario provinciale, Gabriele Minosse fino al capogruppo in Emiciclo, Sandro Mariani. Nomi scartati per tutta una serie di motivazioni (incompatibilità, non unità, inopportunità). Nomi, lo ha ricordato Minosse, non usciti dalla direzione: "E per me vale ciò che decide la Direzione provinciale...." MINOSSE

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