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CAVALLARIBELLA1Duro affondo del consigliere regionale Giovanni Cavallari sulla manovra finanziaria approvata dalla Regione Abruzzo. Secondo l’esponente dell’opposizione, esiste una distanza evidente tra la narrazione trionfalistica della maggioranza di centrodestra e la realtà che vivono quotidianamente cittadini e territori.

“Parliamo di una manovra da 5,6 miliardi di euro segnata da tagli generalizzati ai dipartimenti – sottolinea Cavallari – e di una finanziaria che lo stesso centrodestra ha prima presentato e poi modificato nel tentativo di renderla politicamente sostenibile e presentabile ai cittadini”. Al centro delle critiche anche l’aumento dell’Irpef regionale, imposto per coprire i debiti della sanità.

Debiti che, secondo il consigliere, non producono alcun miglioramento concreto dei servizi: “Le liste d’attesa restano inaccettabili, la mobilità passiva continua a crescere e i Lea sono ancora lontani dagli standard richiesti. A pagare sono sempre gli stessi: i cittadini”.

Preoccupazione viene espressa anche per la gestione della Protezione civile regionale, definita un settore strategico per una regione fragile come l’Abruzzo. “Invece di investire su prevenzione, pianificazione e sostegno ai volontari – afferma Cavallari – assistiamo a una progressiva marginalizzazione del comparto, con risorse limitate e una visione più emergenziale che strutturale. Un approccio miope che espone il territorio a rischi sempre maggiori”.

Nel mirino anche la situazione della provincia di Teramo, che risulterebbe “ancora una volta penalizzata e ridimensionata, con un peso politico sempre più marginale nelle scelte strategiche regionali”. Un territorio che, secondo Cavallari, contribuisce in modo significativo ma continua a ricevere risposte insufficienti.

“Di fronte a questo quadro – conclude – sentire la maggioranza vantarsi di essere ‘unita e coesa’ appare fuori luogo. L’unità non è un valore se serve solo a difendere scelte sbagliate e a scaricare i costi sui cittadini senza offrire soluzioni. La politica dovrebbe migliorare la vita delle persone e la sicurezza dei territori, non celebrare una compattezza che produce più tasse, meno servizi e nessuna prospettiva di cambiamento”.