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RINALDOSECATempo scaduto. Questa mattina il sindaco di Castelli, Rinaldo Seca, rassegnerà ufficialmente le dimissioni. Il tentativo di ricucire la crisi politica non è andato a buon fine e, venute meno le condizioni per proseguire l’esperienza amministrativa, il primo cittadino lascerà la fascia tricolore. Oggi doveva essere convocato il consiglio comunale ma non ci sono i numeri per poterlo fare. Nei tempi previsti dalla legge sarà il Fabrizio Stelo a nominare un commissario prefettizio che guiderà il Comune fino alle elezioni, attese in primavera. Una fase transitoria destinata a durare pochi mesi, ma che segna una cesura netta rispetto all’attuale assetto politico. Come annunciato nei giorni scorsi da certastampa, la maggioranza che governa Castelli entra così ufficialmente in crisi. A innescare il terremoto politico sono state le dimissioni di Alessandro Faiana, storico alleato del sindaco e in maggioranza con lui da circa dieci anni, e di Alessia Di Stefano. Un doppio passo indietro che ha fatto venire meno i numeri necessari per garantire la stabilità in Consiglio comunale. Nelle scorse ore Seca era impegnato in una vera e propria corsa contro il tempo: per evitare il commissariamento avrebbe dovuto procedere entro dieci giorni alla surroga dei consiglieri dimissionari e ricostruire una maggioranza. Un’operazione apparsa subito difficile. Secondo indiscrezioni, infatti, i primi due dei non eletti non sarebbero stati disponibili ad accettare l’ingresso in aula, rendendo di fatto inevitabile lo scioglimento anticipato.

Sul tavolo era rimasta un’ultima carta, quella di un’interlocuzione politica con Cristian Francia, sconfitto alle ultime elezioni ma il solo suo ingresso non avrebbe risolto la situazione mancava all'appello un altro consigliere che non c'era. «Verificherò la possibilità di un accordo di fine mandato», aveva spiegato Seca nei giorni scorsi, ipotizzando un’intesa capace di traghettare l’amministrazione fino alla naturale scadenza del 2026. Tentativo che, però, non ha prodotto l’esito sperato ed oggi si dimetterà. Alla base della crisi, secondo ricostruzioni convergenti, ci sarebbe la nuova governance del museo, tema sul quale si sarebbe consumata la frattura più profonda, in particolare con Alessia Di Stefano. Scelte non condivise ed equilibri interni saltati avrebbero reso la rottura definitiva. Ora la parola passa alla Prefettura. Castelli si prepara a una nuova fase amministrativa, guidata da un commissario, mentre la politica locale guarda già alle urne di primavera. La crisi è chiusa, il capitolo Seca si conclude oggi.