×

Avviso

Non ci sono cétégorie

556996471_10235060355164277_3464224448304168403_n.jpgIl passaggio della Fiaccola olimpica a Teramo, momento simbolico e carico di significati, è stato anche – giustamente – l’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico la chiusura delle stazioni invernali della provincia, grazie ad un post del Sindaco di Pietracamela Antonio Villani. Un tema che continua a generare amarezza, polemiche e accuse incrociate. È vero: tre stazioni invernali risultano oggi chiuse. Alla discussione si è aggiunta la precisazione di Enzo Lori del Cotuge, secondo cui a Monte Piselli sarebbe aperto esclusivamente il campo scuola. Un dettaglio che non cambia però il quadro generale, segnato da un’evidente crisi del comparto. Di fronte a questa situazione, non sono mancate le critiche rivolte alla politica, accusata di incapacità e immobilismo. Accuse che chiama direttamente in causa anche l’amministrazione comunale. Ed è proprio da qui che nasce l’esigenza di fare chiarezza, almeno per quanto riguarda Prati di Tivo e Prato Selva, tralasciando Monte Piselli, la cui vicenda segue binari differenti. Il dato oggettivo, spesso ignorato nel dibattito pubblico, è uno solo: Prati di Tivo e Prato Selva sono chiusi perché è in corso da almeno quattro anni un contenzioso legale tra Finori e GST. Un contenzioso che, tra il 2023 e il 2025, ha portato addirittura al sequestro giudiziario degli impianti da parte del Tribunale di Teramo, con affidamento della custodia e della gestione alla Marco Finori srl. In questo contesto, la domanda da porsi non è perché la politica non abbia riaperto gli impianti, ma come avrebbe potuto farlo in presenza di un sequestro giudiziario. Se gli impianti non hanno funzionato, occorre chiedersi perché il legittimo gestore non li abbia aperti e chi, eventualmente, glielo abbia impedito. Oggi il Tribunale ha stabilito la riconsegna degli impianti alla GST, operazione che dovrebbe avvenire a partire dal 15 gennaio, alla presenza dell’ufficiale giudiziario. Fino ad allora – e anche immediatamente dopo – qualsiasi azione politica risulta, di fatto, impossibile. Per questo vengono respinte con forza le accuse di responsabilità diretta sulla mancata apertura degli impianti: al contrario, l’impegno è sempre stato quello di favorire una soluzione delle controversie. Guardando indietro, è inevitabile ricordare che nel 2017 ai Prati di Tivo operava un consorzio di operatori turistici che gestiva gli impianti. Un’esperienza interrotta dopo un anno drammatico, segnato da nevicate straordinarie e terremoti. Da allora, il consorzio è stato di fatto estromesso dalla gestione. Perché? Da chi? E possibile che nessuna responsabilità ricada anche sugli stessi operatori che facevano parte del consorzio, in accordo con l’amministrazione comunale dell’epoca? Dopo il consorzio è iniziata l’era Finori, con tutte le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Stabilire torti e ragioni spetta alla magistratura. Quel che è certo è che lo stallo della stazione ha molti “padri”, anche se troppo spesso le colpe vengono addossate solo ai “figli”, cioè alle amministrazioni attuali. Il dibattito potrebbe continuare ancora a lungo. Ma una considerazione finale appare inevitabile: è arrivato il momento, per tutti, di fare un serio esame di coscienza. Su ciò che si poteva fare e non si è fatto, e soprattutto su ciò che ancora si può e si deve fare. Solo così si potrà tornare a sperare in una ripresa dignitosa delle stazioni invernali e di un intero territorio che non può permettersi di restare fermo. La riflessione porta la firma del primo cittadino di Pietracamela.