Il gruppo consiliare Abruzzo Insieme, per voce del capogruppo Giovanni Cavallari, denuncia con forza quella che definisce una gestione approssimativa e irresponsabile della vertenza che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori del call center ASL, inizialmente operativi nella provincia di Chieti e oggi assegnati alla ASL di Teramo a seguito del nuovo appalto regionale per i servizi CUP e Call Center.
Secondo quanto riportato nella nota dei dipendenti, la situazione è ormai insostenibile: lo spostamento della sede operativa da Treglio (Chieti) a Teramo costringe alcuni lavoratori a percorrere fino a 250 chilometri al giorno tra andata e ritorno, con costi economici non sostenibili e tempi di vita incompatibili con retribuzioni già basse e spesso part-time. Non a caso, il numero degli addetti è già sceso da 13 a 11. «Chi può – sottolinea Abruzzo Insieme – se ne va. Chi resta, resiste a fatica».
La ASL di Teramo rivendica il rispetto del bando di gara, precisando che l’apertura della sede teramana era prevista nel capitolato. Una posizione formalmente corretta, ma che secondo il gruppo consiliare non coglie il nodo politico della vicenda. «La ASL di Teramo – evidenzia Cavallari – ha applicato regole decise altrove».
Il bando, infatti, è stato predisposto da Areacom su indirizzo della Regione Abruzzo, modificando radicalmente l’organizzazione precedente senza alcuna valutazione preventiva delle ricadute sociali, occupazionali ed economiche. Una scelta definita «miope e tecnocratica», che ha finito per scaricare i costi del cambiamento direttamente sui lavoratori.
Per Abruzzo Insieme si tratta dell’ennesimo fallimento politico della Giunta regionale: «Prima cambiano le regole, poi scoprono che non funzionano e infine si rifugiano dietro cavilli di competenza e rimpalli burocratici». Nel mirino anche l’operato degli assessori Tiziana Magnacca e Nicoletta Verì, accusati di essersi limitati a convocazioni e dichiarazioni di facciata, senza soluzioni concrete.
Resta senza risposta, secondo il gruppo, una domanda centrale: perché non sono stati convocati i direttori generali delle ASL di Chieti e Pescara per valutare l’assorbimento immediato dei lavoratori nei rispettivi call center o in servizi analoghi?
«Non accettiamo – conclude Abruzzo Insieme – che la ASL di Teramo venga usata come comodo alibi politico per coprire errori regionali. Difendere il rispetto del bando è corretto, ma usare il bando per giustificare l’abbandono dei lavoratori è inaccettabile. La Regione deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte sbagliate e intervenire subito con atti concreti. I diritti dei lavoratori non sono una variabile dipendente dei bandi di gara e non possono essere sacrificati sull’altare della burocrazia e dell’incapacità politica».

