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paologattiok2«Mio malgrado mi vedo costretto a replicare alle affermazioni del consigliere regionale Giovanni Cavallari»: si apre così la nota del consigliere regionale Paolo Gatti, presidente della Commissione Sanità della Regione Abruzzo, che interviene sulla vicenda dei lavoratori del call center della ASL di Teramo, rispondendo alle critiche mosse dal capogruppo di Abruzzo Insieme.

Secondo Gatti, le dichiarazioni di Cavallari sarebbero «inconferenti e imprecise», oltre che caratterizzate da «un piglio strumentale» che, sottolinea, «di solito non gli appartiene». Il consigliere ricostruisce quindi l’iter che ha portato alla riorganizzazione del servizio.

Nel 2024, spiega, l’agenzia regionale di committenza Areacom ha affidato, tramite gara d’appalto, la gestione dei servizi CUP al Consorzio Nazionale Servizi (CNS) di Bologna. Il capitolato tecnico è stato redatto da una Commissione composta da Areacom, dai responsabili dei CUP e dai dirigenti dei sistemi informativi delle aziende sanitarie abruzzesi.

In tale contesto è stata prevista la collocazione dei call center nei singoli comprensori aziendali, una scelta motivata da esigenze di maggiore efficienza ed efficacia del servizio. «Le segnalazioni di disservizi e criticità erano innumerevoli», ricorda Gatti, che respinge l’accusa di una decisione esclusivamente politica: «Si tratta di scelte con una solida base tecnica, ritenute corrette anche sotto il profilo politico».

Il consigliere sottolinea inoltre come la collocazione del call center teramano fuori provincia non sia una novità introdotta dall’attuale amministrazione regionale. «Fu una Giunta di centrosinistra a trasferirlo a Treglio, in provincia di Chieti, a circa 120 chilometri da Teramo», osserva, aggiungendo che chiunque conosca il funzionamento dei CUP sa quanto sia fondamentale un contatto continuo e quotidiano tra call center e azienda sanitaria di riferimento.

«Restituire il call center di Teramo a Teramo – afferma – non è stato solo legittimo, ma opportuno e giusto». Gatti evidenzia inoltre un dato che ritiene centrale: grazie alla clausola sociale, sono stati ricollocati in Abruzzo quasi cinquecento operatori CUP, nonostante un contesto generale di maggiore rigore nella spesa pubblica.

Pur riconoscendo il disagio degli undici operatori precedentemente allocati a Treglio, per i quali «in molti si stanno spendendo, nei limiti del possibile, per individuare alternative lavorative», Gatti ribadisce un principio: «La pubblica amministrazione deve essere al servizio dei cittadini. Se la gestione di un servizio può essere migliorata, il cambiamento non è una facoltà, ma un dovere etico e istituzionale».

Una presa di posizione netta, che chiude difendendo la riorganizzazione dei call center come scelta necessaria per garantire un servizio sanitario più efficiente e coerente con i territori di riferimento.