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La prima cosa che sento il dovere di fare è fornire ai pescaresi una rappresentazione veritiera dei fatti. Quella fornita da Masci e dai suoi non è vera, ma non è una novità.

Partiamo dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. In poche parole è riuscito a dire due cose non vere e non dovrebbe prestarsi a questo, perché non può dimenticare che la carica istituzionale che ricopre lo vincola a esercitare un ruolo di garanzia, non sfacciatamente di parte.

Ha detto che le elezioni sono valide, dimenticando di mettere le lettere “in” prima: le elezioni sono invalide. A pagina 95 della sentenza del Tar, su questo punto non riformata, è scritto che è stato disposto “l’annullamento delle votazioni e del risultato della procedura elettorale con annullamento degli atti di proclamazione degli eletti, dei candidati a sindaco e dei consiglieri comunali e di nomina…”. Dunque Sospiri non può distorcere la verità dicendo che le elezioni sono valide, perché sono state annullate e quindi invalidate. E il fatto che si rivoti in 23 sezioni invece che in 27 non cambia la sostanza del problema.

Ha detto poi che si tratta di irregolarità formali, anche qui distorcendo la verità dei fatti. Le irregolarità formali sono quelle che hanno interessato le sezioni che non sono state annullate. Lo dice espressamente il Consiglio di Stato a pagina 13, dove precisa che l’esito demolitorio (l’annullamento) non ha riguardato le sezioni con irregolarità formali, ma solo quelle in cui il contrasto tra dati formali rinvenuti nei verbali e contenuti dei plichi non ha trovato alcuna giustificazione. Quindi basta con la favola delle irregolarità formali, basta con la disinformazione e basta con l’autoassoluzione.

Masci, invece, oltre a rilanciare la favola delle poche irregolarità “solo formali”, si è disimpegnato nella cosa che gli riesce meglio: scaricare sugli altri le conseguenze della sua incapacità. Questa volta, invece di dimettersi, se l’è presa con i presidenti di sezione, dimenticando in primo luogo che molti ce li ha messi lui e non la Corte d’Appello. Poi si è dimenticato anche che quelli che chiama “errori” dei presidenti hanno avvantaggiato un solo candidato: Masci.

Nelle sezioni nelle quali è stato ripetuto lo scrutinio, solo lui risultava avvantaggiato. E infatti ha perso 176 voti tra voti tolti a lui e voti che risultavano ingiustamente sottratti agli altri candidati e dunque riassegnati.

I fatti rivelano quindi altre due verità: la prima è che non si è trattato di irregolarità formali, ma di imbrogli. Perché se si fanno sparire centinaia di schede elettorali si fanno degli imbrogli, e non bisogna avere paura di chiamarli con il loro nome. La seconda è che la revisione dello scrutinio, nelle sezioni in cui è stato possibile, ha rivelato che i presidenti di sezione avevano consentito a Masci di conteggiare molti più voti di quelli che gli spettavano (in alcune sezioni anche 20 in più) e agli altri tre candidati molti voti in meno di quelli che competevano loro, per un totale di quasi 180 voti.

In questo contesto Masci avrebbe dovuto tacere e dimettersi già dopo la sentenza del Tar.

Il candidato sindaco Carlo Costantini
I consiglieri di centrosinistra