Non si placa lo scontro politico attorno alla gestione della Protezione Civile regionale. Nel mirino finisce il direttore Maurizio Scelli, accusato di nervosismo, mancanza di dialogo istituzionale e continui cambi di linea che “certificano l’assenza di una visione strategica” sull’Agenzia.
Secondo quanto riportato nella nota, le dichiarazioni rilasciate da Scelli a una testata giornalistica “evidenziano nervosismo e confermano un preoccupante distacco dal personale, dai territori e dagli amministratori locali”. Viene respinta con decisione anche la tesi secondo cui le critiche al direttore sarebbero mirate a colpire indirettamente il presidente della Regione Marco Marsilio: “È una ricostruzione comoda, ma non veritiera. Le critiche riguardano scelte concrete, atti amministrativi e una gestione che sta producendo malumori diffusi tra sindaci, operatori e volontari”.
Nel testo si sottolinea inoltre che l’Abruzzo, negli ultimi anni, è stato segnato da eventi calamitosi “gravi e ripetuti” e che, proprio per questo, non può permettersi una Protezione Civile “attraversata da tensioni interne, divisioni e incertezze strategiche”. Un passaggio netto anche sul ruolo dell’Agenzia: “Non è un fortino personale né uno strumento di propaganda: è un servizio pubblico essenziale che deve essere efficiente, coeso e sottoposto al controllo democratico”.
“Nessun confronto con i consiglieri regionali”
Tra le accuse, quella dell’assenza di dialogo istituzionale. “Non ho mai ricevuto dal Direttore Scelli, né dalla sua struttura, inviti formali, incontri, confronti o momenti di approfondimento – si legge –. Parlare di apertura e collaborazione mentre si escludono o non si risponde sistematicamente ai consiglieri regionali è una contraddizione”.
Secondo la nota, non basterebbe citare esercitazioni o singole iniziative pubbliche: “Il dialogo non è fatto di eventi spot o operazioni di immagine, ma di confronto costante con chi rappresenta i territori e ha il dovere di vigilare sull’azione amministrativa”.
Il caso Notaresco: “Promesse smentite dai fatti”
Tra i punti ritenuti più critici viene indicata la vicenda della sede di Notaresco. A settembre, viene ricordato, Scelli avrebbe annunciato pubblicamente che la sede non sarebbe stata chiusa. Oggi, però, “ci troviamo di fronte a decisioni e atti che vanno in direzione opposta, senza risposte scritte e senza confronto con il territorio”, con il rischio di ripercussioni su presidio e tempi di intervento, “soprattutto in un’area fragile come il Teramano”.
Per l’estensore della nota, questa contraddizione “mina la credibilità dell’azione amministrativa” e dimostra una gestione “priva di una visione chiara”. Da qui la conclusione: “I continui cambi di idea certificano una mancanza di strategia”.
“Ascoltare il personale, non delegittimarlo”
Nel documento viene contestato anche l’atteggiamento verso le criticità interne: “Liquidare le segnalazioni del personale come montature politiche è un errore grave. Chi guida una struttura complessa dovrebbe ascoltare, non delegittimare”.
Le domande su eventi e ospedale da campo
In chiusura arrivano due quesiti ritenuti centrali e sui quali viene chiesta “trasparenza, priorità di spesa e reale capacità operativa”. Il primo riguarda la copertura economica di concerti ed eventi pubblici: con quali risorse sarebbero stati finanziati palco, service audio-luci e iniziative collaterali riconducibili alla Protezione Civile e tramite quali atti amministrativi tali spese sarebbero state autorizzate e rendicontate.
Il secondo punto riguarda l’ospedale da campo, più volte annunciato: se sia stato effettivamente acquisito, con acquisto o noleggio, con quali risorse, dove si trovi e se sia realmente operativo in caso di emergenza.
La responsabilità politica
Il testo collega infine la questione al livello politico: se, come afferma lo stesso Scelli, il responsabile politico della Protezione Civile regionale è il presidente Marsilio, allora “una struttura poco o mal organizzata è anche una responsabilità politica diretta del presidente”, perché le responsabilità “valgono non solo quando si rivendicano risultati, ma soprattutto quando emergono criticità che incidono sulla sicurezza dei cittadini”.

