
L’Aquila non celebra soltanto un titolo, ma apre una strada. La nomina a Capitale italiana della Cultura 2026, infatti, “significa ben più che un traguardo: è qualcosa che destina un cammino ed è l’indicazione ben precisa di una città qual è L’Aquila per la sua storia, per la sua stessa presenza con una unica destinazione, il futuro”. A scandire il senso più profondo dell’investitura è stato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, a margine della cerimonia di apertura dell’anno da Capitale, in un clima di emozione e orgoglio collettivo.
Un avvio solenne che ha richiamato istituzioni, protagonisti della cultura e rappresentanti del territorio, restituendo l’immagine di una città che, dopo la ricostruzione materiale, punta ora con decisione a una rigenerazione piena: sociale, identitaria ed economica. Una stagione che si annuncia intensa, con oltre trecento eventi in programma, e che ambisce a lasciare un’eredità concreta oltre i confini del 2026.
A sottolineare la portata nazionale e internazionale della sfida è stato anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi: “È una giornata storica per L’Aquila, una giornata importante per l’Italia”. Un riconoscimento, ha spiegato, che non si limita a concentrare attenzione su una città, ma contribuisce a costruire un percorso duraturo. “Crediamo molto alle attività legate alle Capitali della Cultura perché aiutano le città nell’anno a riverberare, ma lasciano anche una scia per il futuro e portano queste città al centro dell’attenzione culturale non solo del Paese ma a livello internazionale”. Mazzi ha evidenziato il valore del programma e il ruolo dell’amministrazione comunale, definendo attivo il sindaco Pierluigi Biondi e assicurando che la città “lascerà sicuramente un segno sotto il profilo della cultura”.
Tra i temi centrali della giornata, quello della responsabilità. La nomina a Capitale, oltre a essere motivo di festa, pone un’asticella alta. “Oggi è una giornata di grande festa, di grande gioia e grande orgoglio. Ma anche di grande responsabilità per mostrare il volto migliore dell’Aquila e dell’Abruzzo, a tutta l’Italia, di mostrarci all’altezza e degni del grande riconoscimento che ci è stato concesso”, ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio. Nel suo intervento, Marsilio ha ribadito che “la rinascita dell’Aquila passa soprattutto dalla cultura”, ricordando come già dal giorno successivo al sisma del 2009 la città abbia puntato su cultura e ricerca scientifica come pilastri della ricostruzione.
Un investimento che, secondo il governatore, non è rimasto astratto: “Non è stato un caso che a distanza di 15 anni il Ministero della Cultura abbia riconosciuto questo grande sforzo”. E tra gli esempi citati, le strutture e i poli di ricerca che sono diventati patrimonio stabile del capoluogo: dal Gran Sasso Science Institute fino al peso dell’industria farmaceutica, “fortissima componente di ricerca e di innovazione tecnologica”, asse portante anche della crescita economica e dell’export regionale. Cultura, dunque, non come elemento ornamentale, ma come leva di benessere: “La cultura non è soltanto tempo libero, ma è anche economia e si produce in benessere per i cittadini”.

Accanto alla dimensione istituzionale, nella giornata inaugurale è emerso con forza anche il profilo umano dell’Aquila, città ferita e poi ricostruita. Un passaggio raccontato dalla scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Strega 2024 con “L’età fragile” e del Premio Campiello 2017 con “L’Arminuta”, che ha fotografato il nodo della fase attuale: dopo aver rimesso in piedi edifici e spazi, ora bisogna “riabitarla”, soprattutto nel centro storico. Il terremoto di sedici anni fa, ha ricordato, è stato uno spartiacque drammatico. Oggi la città appare “in gran parte rifiorita, rinata”, ma la vera scommessa è restituirle vita quotidiana, presenze, comunità.
Di Pietrantonio ha definito il 2026 un passaggio importante, “una sfida, un inizio che può lasciare qualcosa anche negli anni futuri”. E ha rilanciato un auspicio chiaro: che l’anno della cultura non resti chiuso nel perimetro cittadino, ma si diffonda sul territorio, coinvolgendo anche i centri minori, perché la cultura possa diventare rete, occasione di rilancio, motore di sviluppo.
Un obiettivo pienamente condiviso dal sindaco Pierluigi Biondi, che nel suo intervento ha parlato di fiducia e responsabilità. “Siamo pronti a farci carico della fiducia che registriamo”, ha detto, ricordando l’entusiasmo che accompagna questa fase e il ruolo strategico del cratere e del centro Italia: “C’è un programma specifico proprio per i comuni del cratere e più in generale per i comuni del centro Italia perché questa vuole essere una sfida non soltanto della città dell’Aquila ma di tutto il territorio”. Per Biondi, la cultura è chiave di rinascita autentica: “Mettere al centro della rinascita la cultura. Rinascita che è autenticità, è bellezza che commuove perché preserva la memoria e favorisce lo sviluppo”.

Un riconoscimento che, secondo il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, arriva al termine di un lavoro corale e di una “governance illuminata”. Un traguardo raggiunto, ha osservato, grazie a un dossier credibile e al gioco di squadra con il Ministero, il ministro Giuli e la Regione. E soprattutto, un risultato che non si esaurisce dentro i confini del capoluogo: sarà coinvolto il territorio, con un’attenzione particolare anche a Rieti e alle città dell’area appenninica.
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito L’Aquila Capitale 2026 “il meritato sigillo di una comprovata rinascita dalle macerie” del terremoto del 6 aprile 2009. Una prova, ha aggiunto, della scommessa vinta da una comunità capace di rigenerarsi e “volare alto”, offrendo un modello di partecipazione e visione collettiva. Giuli ha sottolineato la difficoltà del percorso che porta al titolo e il valore emotivo del riconoscimento: l’orgoglio di appartenere a “un luogo speciale” come onda che supera i confini cittadini.
Non solo: Giuli ha rilanciato il filo storico e identitario dell’Aquila, già “Capitale della Cultura italiana da tempo immemore”, richiamando la vocazione appenninica e la dimensione confederata del territorio abruzzese. E ha intrecciato la formula scelta per l’anno culturale – “Un territorio, mille capitali” – con l’intuizione di Guido Piovene, secondo cui l’Abruzzo va ricercato “di valle in valle”, in una costellazione di centri e comunità.
L’Aquila, dunque, si presenta al 2026 non come semplice scenario di eventi, ma come laboratorio di futuro. Un anno che mette al centro cultura, bellezza, memoria e sviluppo, ma anche la capacità di fare sistema con il territorio e con l’Italia interna. Perché la vera sfida, oltre la celebrazione, sarà trasformare il titolo in eredità: in progetti stabili, in relazioni internazionali, in opportunità economiche, in nuove forme di vita urbana.
L’Aquila ha ricostruito pietre e palazzi. Ora è chiamata a ricostruire pienamente se stessa: come città abitata, condivisa, vissuta. E il 2026 – nelle parole dei protagonisti istituzionali e culturali – vuole essere il punto di svolta di questo cammino.

