“Le procedure concorsuali non sono frutto di discrezionalità politica, ma seguono standard rigorosi di trasparenza e percorsi normativi tipizzati”. Con una nota della Direzione Generale, il Direttore Generale del Comune di Pescara, Dott. Fabio Zuccarini, interviene sulle procedure concorsuali dell'Ente dopo “ripetuti comunicati” e interventi pubblici che, secondo il DG, stanno alimentando una presunta “questione morale” attorno ai concorsi.
Nel documento il Comune rivendica la regolarità delle selezioni e punta a “ristabilire la realtà dei fatti attraverso la forza del diritto e l’evidenza degli atti”, respingendo le ricostruzioni definite “strumentali” e potenzialmente lesive dell’immagine dell’istituzione comunale.
Zuccarini sottolinea che la gestione delle procedure sarebbe “blindata” da una struttura tecnica “a più livelli” e che le commissioni tecniche sono composte “esclusivamente da dirigenti di comprovata competenza”. È inoltre previsto l’ausilio di un operatore tecnico specializzato e l’impiego di esperti esterni (psicologi esperti in tecniche di assessment) per integrare e garantire “l’oggettività delle valutazioni”.
Il comunicato insiste soprattutto sul tema dell’anonimato, indicato come “il cuore della procedura fino alla fase orale”. Le prove scritte, si legge, “sono state svolte in anonimato con tablet” e i criteri di valutazione sarebbero stati predeterminati. Un passaggio centrale riguarda la formazione dei punteggi: “ogni punteggio è cristallizzato prima ancora che l’identità del candidato sia nota, annullando di fatto ogni possibilità di favoritismo”.
Quanto agli orali, la Direzione Generale evidenzia che si sarebbero svolti “a porte aperte”, con la presenza dei candidati e domande estratte a sorte.
Nel testo si replica anche a una delle ipotesi circolate nel dibattito: vincolare gli amministratori a non far partecipare parenti ai concorsi. La proposta viene definita “giuridicamente inammissibile e inattuabile”, perché nessun amministratore avrebbe il potere legale di impedire a un terzo l’esercizio di un “diritto soggettivo”. Si aggiunge inoltre che un eventuale codice etico in tal senso sarebbe lesivo del “principio di gerarchia delle fonti”.
La Direzione Generale precisa anche che l’acquisizione degli atti è da considerarsi “una normale procedura a seguito di un esposto” e che la posizione dell’Amministrazione sarebbe di “totale apertura e collaborazione”, ritenendo che la verifica confermerà la regolarità dell’iter “scritto interamente nel solco della legalità”.
Pur riconoscendo che “la critica politica è legittima”, Zuccarini avverte che non può trasformarsi in “illazione sistematica”. Nel comunicato si afferma che chi contesta dovrebbe indicare fatti specifici: in caso contrario, le allusioni “restano suggestioni retoriche prive di fondamento”. E in un passaggio netto si legge: “dire senza dire equivale ad accusare nel silenzio”.
Il rischio, secondo la Direzione Generale, è quello di produrre effetti concreti sulla collettività: indebolire il legame tra cittadini ed Ente, scoraggiare i migliori profili dalla partecipazione, colpire la dignità di vincitori e commissari e ingessare gli uffici in una pressione mediatica “in assenza di illeciti”.
In chiusura il comunicato rivendica il valore costituzionale del concorso pubblico come strumento di accesso alla Pubblica Amministrazione, richiamando l’articolo 51 della Costituzione e sottolineando che “il merito si difende con le procedure”, non con le insinuazioni.

