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Screenshot_2026-01-25_alle_17.17.57.pngSulla gestione del campo sportivo Dino Besso si torna ancora una volta in Consiglio comunale. È la quarta – forse la quinta – interrogazione presentata dal consigliere comunale della lista Insieme Possiamo, Lanfranco Lancione, che parla apertamente di una convenzione “nata male” e oggi, a suo giudizio, non più sostenibile. «Siamo probabilmente arrivati al punto di chiusura di questa vicenda – afferma Lancione – perché fin dall’inizio l’affidamento dell’impianto Dino Besso  presenta criticità evidenti. La gara è stata vinta da un centro di promozione sportiva, soggetto che, secondo la legge regionale, non rientra tra quelli legittimati a partecipare». Il consigliere richiama infatti l’articolo 2, comma A, della normativa regionale sullo sport, che individua come possibili affidatari associazioni o società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive o agli enti di promozione sportiva. «Questo significa – sottolinea – che un ente di promozione sportiva, in quanto tale, non può partecipare direttamente a una gara per l’affidamento di un impianto sportivo. La procedura parte quindi con un vizio sostanziale».

Secondo Lancione, inoltre, il bando sarebbe stato poco competitivo: «Alla gara ha partecipato un solo soggetto (CSI), che si è aggiudicato la concessione offrendo un rialzo simbolico rispetto alla base minima di 1.500 euro annui. Parliamo di un impianto il cui valore complessivo, tra campo e adeguamento degli spogliatoi, si aggira tra i 700 e i 750 mila euro. Eppure viene concesso per poco più di 1.500 euro l’anno più Iva al CSI. È una di quelle storie tipicamente italiane in cui ciò che è di tutti finisce per non valere nulla». La concessione, stipulata il 17 dicembre 2023, prevedeva in cambio dell’affidamento l’apertura continuativa dell’impianto e la sua messa a disposizione dei cittadini. «Ma questo – sostiene il consigliere – non è avvenuto. E uno dei punti centrali della convenzione riguarda proprio la manutenzione ordinaria e gli interventi di sicurezza, che avrebbero dovuto essere garantiti dal concessionario. Sul fatto che la manutenzione ordinaria non venga eseguita, credo che ormai non ci siano più dubbi». Lancione ricorda anche di aver chiesto all’assessora allo Sport la nomina di un tecnico comunale o esterno per verificare lo stato dell’impianto: «Non mi risulta che questa verifica sia mai stata fatta».

Altro nodo cruciale riguarda gli interventi promessi in sede di gara: circa 101 mila euro di lavori, di cui 50 mila nel primo anno e 51 mila nei successivi, per realizzare un campo da padel e un nuovo spogliatoio. Il termine massimo per completareFgli interventi è fissato a gennaio 2026. «Ma i lavori non sono mai iniziati – denuncia Lancione – e questo configura già oggi un danno per l’ente. Se si continua così, diventerà un danno strutturale: niente opere, niente miglioramenti, e nel frattempo il Comune perde l’uso reale del campo».

Da qui la richiesta politica esplicita: «Io chiedo al sindaco di non limitarsi a sollecitare il concessionario ad adeguarsi alla convenzione, perché non sono più nelle condizioni di farlo. L’unica strada è risolvere la concessione. Se davvero, come emerge dai documenti contabili presentati, la gestione chiude con un pareggio di poche migliaia di euro, è evidente che non possono sostenere investimenti da 100 mila euro. Se ne facciano una ragione e lascino il campo».

L’obiettivo, conclude il consigliere, è restituire l’impianto alla sua funzione pubblica: «Il Comune deve poter affidare questo spazio a soggetti che fanno sport, non a chi vive dello sport degli altri».