Mattinata effervescente in commissione consiliare Bilancio a Teramo, dove si è discusso dell’aggiornamento del compenso del presidente e dei componenti del Collegio dei revisori dei conti del Comune. Un adeguamento previsto dalla normativa nazionale, ma che non ha trovato il consenso delle forze di minoranza, pronte a votare contro anche nel prossimo consiglio comunale. Il nodo politico non riguarda tanto il principio dell’aumento, quanto la sua entità. La legge consente infatti l’adeguamento dei compensi in base alla fascia demografica dell’ente, e per Teramo – con una popolazione residente superiore ai 51 mila abitanti – l’aggiornamento porterebbe le indennità su livelli più alti rispetto al passato. La maggioranza, però, punta ad applicare i parametri massimi consentiti, mentre l’opposizione chiede una scelta più prudente. «L’aumento è previsto per legge, ma questo non significa che si debba automaticamente applicare il massimo», è la posizione espressa dai consiglieri di minoranza, secondo cui sarebbe più corretto riconoscere ai revisori il “minimo sindacale”, evitando di gravare ulteriormente sulle casse comunali. Un distinguo è arrivato anche dai banchi della maggioranza. Il consigliere Luca Malavolta ha sottolineato come l’adeguamento sia giusto e doveroso, ma ha proposto di limitare l’incremento al 50% rispetto al valore massimo consentito, nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra rispetto della norma e sostenibilità economica. La discussione si è quindi arenata, senza una sintesi condivisa. È emersa la necessità di riconvocare una nuova commissione, con l’obiettivo di approfondire i margini di discrezionalità previsti dalla legge e acquisire anche il parere diretto dei revisori dei conti. Su questo aspetto la minoranza ha sollevato un’ulteriore critica politica: «L’amministrazione non vuole scontentare i revisori – è stato detto in commissione – perché sono loro che certificano e approvano tutti gli atti fondamentali dell’ente». Il confronto, dunque, è tutt’altro che chiuso. L’aumento dei compensi resta formalmente obbligatorio, ma la battaglia si sposta ora sulla misura dell’adeguamento, che rischia di diventare uno dei temi più divisivi del prossimo consiglio comunale.

