Il lavoro, la salute, l’istruzione e la mobilità sono diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, ma in Abruzzo l’accesso a questi servizi essenziali rischia di diventare sempre più difficile, soprattutto per chi vive nelle aree interne e montane. È l’allarme lanciato da Alfonso D’Alfonso, coordinatore regionale di DEMOS, che in una nota denuncia l’aumento dei costi del trasporto pubblico e una gestione che, a suo giudizio, penalizza utenti e lavoratori.
Secondo D’Alfonso, il rincaro dell’energia e delle materie prime, unito a una ridotta capacità di spesa delle famiglie, sta creando una situazione insostenibile. «Per una famiglia monoreddito che vive in montagna – sottolinea – il costo degli abbonamenti scolastici per due figli, sommato alle spese per mantenere un’auto necessaria alle emergenze, può portare a rinunce dolorose, come cure sanitarie o altre necessità primarie».
Il diritto a una mobilità pubblica efficiente, ricorda DEMOS, ha rappresentato storicamente un fattore decisivo per garantire una qualità della vita accettabile nelle zone interne dell’Abruzzo. Ma oggi, secondo il movimento, la Regione starebbe imboccando una strada opposta, caratterizzata da privatizzazioni e aumento dei costi a carico dell’utenza.
Nel mirino finisce anche la gestione di TUA, la società regionale dei trasporti. D’Alfonso parla di un ricorso crescente al subappalto: circa il 20% delle percorrenze, con l’obiettivo di arrivare al 30%. La Regione riconoscerebbe a TUA circa 2,4 euro a chilometro, mentre l’azienda riaffiderebbe i servizi a terzi per 1,8-1,9 euro a chilometro (dati indicativi). Un differenziale che, secondo DEMOS, genererebbe un margine di circa due milioni di euro, senza però tradursi in un miglioramento del servizio.
Al contrario, viene denunciata una riduzione dei chilometri percorsi direttamente dai mezzi e dal personale TUA, con effetti negativi sul turnover, sul rispetto degli accordi sindacali e sulla qualità complessiva del trasporto pubblico. A ciò si aggiungerebbe la soppressione delle residenze di lavoro nei centri montani, considerata un ulteriore fattore di accelerazione dello spopolamento.
Particolarmente pesanti sono poi le accuse su presunti privilegi riservati ai vertici aziendali. Secondo quanto riportato da D’Alfonso, TUA disporrebbe di una consistente flotta di auto aziendali, di varie cilindrate, assegnate personalmente a dirigenti e utilizzabili anche per fini privati. Se confermato, carburante e manutenzione sarebbero a carico della collettività.
«Risulta difficile accettare – afferma il coordinatore regionale di DEMOS – che mentre si chiedono sacrifici estremi a utenti e lavoratori, si garantiscano trattamenti di favore a figure apicali che già percepiscono retribuzioni tra le più alte del comparto pubblico».
Da qui la richiesta di una smentita ufficiale e di chiarimenti puntuali da parte dei vertici di TUA e della Regione Abruzzo. «Le risorse pubbliche – conclude D’Alfonso – devono servire a chi si alza all’alba e paga con fatica un abbonamento per andare a scuola, al lavoro o in ospedale. Quando DEMOS e il “Patto per l’Abruzzo” hanno proposto il trasporto gratuito, era un beneficio per tutti gli abruzzesi, non una mobilità a costo zero per pochi privilegiati».

