Un mosaico di borghi, città d’arte, cammini storici e comunità che, dalle ferite del terremoto, prova a costruire una nuova traiettoria di sviluppo. È questa l’idea alla base della candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033, presentata oggi a Roma insieme al Rapporto Censis “Il Cammino in Divenire della Civitas Appenninica”.
Non una città singola, ma un’area vasta e interregionale: 546 comuni distribuiti tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio, con oltre tre milioni di abitanti, di cui 138 ricadenti nel cratere del sisma 2016. Un territorio che individua in Norcia il proprio baricentro simbolico e geografico e che punta su una proposta “diffusa”, fondata su legami storici, culturali e sociali che precedono e superano i confini amministrativi.
Alla presentazione, ospitata nella sede Adnkronos, sono intervenuti, tra gli altri, il Commissario straordinario al sisma 2016 Guido Castelli, il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera e il responsabile Area Economia, lavoro e territorio del Censis Andrea Toma. Il Rapporto è stato illustrato dal ricercatore Censis Emanuele Bossi.
Secondo Castelli, la Civitas Appenninica non rappresenta “un’area disegnata su una mappa”, ma l’espressione di un’identità profonda dell’Appennino centrale, costruita nel tempo da comunità che, nonostante le difficoltà, hanno saputo reagire. La candidatura, ha sottolineato, si inserisce nel percorso di rilancio avviato con la ricostruzione e con le politiche di riparazione economica e sociale, puntando sulla valorizzazione del capitale umano, storico e culturale come leva per contrastare lo spopolamento.
Per il sindaco Boccanera, il valore della proposta sta nel carattere corale: “È il sogno di centinaia di comuni che scelgono di presentarsi come un’unica comunità”. Un elemento identitario forte è rappresentato da San Benedetto, patrono d’Europa e cittadino illustre di Norcia, che conferisce alla candidatura una dimensione simbolica di respiro continentale.
Il Censis ha individuato nel concetto di “cammino” la chiave interpretativa dell’omogeneità storico-culturale dell’area: un percorso che lega passato e futuro attraverso la valorizzazione delle stratificazioni materiali e immateriali presenti sul territorio. Il capitale culturale viene analizzato su tre piani: patrimonio materiale, capitale produttivo e patrimonio immateriale.
Il perimetro della Civitas è strutturato attorno a 14 poli attrattori – tra cui Amatrice, Camerino, Norcia, Rieti, Spoleto, Assisi, Gubbio, L’Aquila e Loreto – collegati da otto grandi cammini, dalla Via di San Francesco alla Via Lauretana, fino ai percorsi dedicati a San Benedetto, alle Terre Mutate e ai Parchi.
I numeri fotografano una dotazione culturale ampia: 479 musei, 437 biblioteche, 372 librerie, 149 cinema e 11 sedi universitarie. Accanto a questo, un tessuto fatto di migliaia di imprese culturali, centinaia di Pro Loco e decine di cooperative di comunità, oltre a milioni di visitatori annui nei musei.
La candidatura, in continuità ideale con L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, si propone come un progetto di lungo periodo per l’Appennino centrale: non solo una vetrina, ma un acceleratore di sviluppo, capace di trasformare la ricostruzione in una vera strategia di rinascita.

