Perché astenersi su una risoluzione che punta a rafforzare la sicurezza di medici e operatori sanitari? È la domanda che rimbalza dopo il voto in commissione Sanità sulla proposta di Fratelli d’Italia per introdurre body cam, dispositivi di allarme personali e protocolli uniformi di protezione negli ospedali abruzzesi. Una domanda che chiama direttamente in causa i due consiglieri regionali teramani Giovanni Cavallari ed Enio Pavone, che hanno scelto la strada dell’astensione. Una posizione che lascia perplessi, soprattutto considerando il contenuto del documento: misure sperimentali, a tempo, mirate ai contesti più esposti come Pronto soccorso, continuità assistenziale e reparti con turni in solitaria. Non un provvedimento ideologico, ma una proposta concreta, fondata su tecnologia, prevenzione e coordinamento operativo. La risoluzione, presentata dal consigliere regionale Leonardo D’Addazio (Fratelli d’Italia), è stata approvata con il voto favorevole della maggioranza, il no dell’opposizione e appunto l’astensione di Cavallari, Pavone e Vincenzo Menna. Un esito che apre inevitabilmente un interrogativo politico: cosa non convince di un piano che punta a tutelare chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute?

Il testo impegna la giunta regionale ad avviare, entro 90 giorni, una sperimentazione di 18 mesi basata sull’adozione di body cam e dispositivi di allarme per gli operatori maggiormente esposti al rischio di aggressioni. Strumenti che, secondo D’Addazio, avrebbero una duplice funzione: deterrente e operativa, consentendo interventi immediati in caso di pericolo e offrendo anche maggiori garanzie sul piano della responsabilità professionale.
Il provvedimento prevede inoltre linee guida regionali su privacy, formazione del personale, gestione dei dati e protocolli di intervento, oltre alla stipula di accordi con le forze dell’ordine per assicurare risposte rapide e coordinate.
Alla base dell’iniziativa c’è il contributo tecnico di Nelson Anzoletti, dirigente medico della Geriatria di Pescara, componente del consiglio direttivo dell’Ordine dei medici provinciale ed ex responsabile del dipartimento Sanità di Fratelli d’Italia, che ha portato all’attenzione della politica un fenomeno ormai strutturale: l’aumento delle aggressioni ai sanitari.
«Non possiamo permettere che chi salva vite lavori nella paura», ha sottolineato D’Addazio, rivendicando un modello che unisce tecnologia, prevenzione e collaborazione istituzionale.
Ed è proprio su questo punto che pesa l’astensione dei due consiglieri teramani: una scelta che, al momento, non è accompagnata da spiegazioni pubbliche. Dubbi sui costi? Perplessità sulla privacy? Contrarietà all’uso delle body cam? O semplice distanza politica da una proposta targata Fratelli d’Italia?
Qualunque sia la motivazione, resta un dato politico: su un tema trasversale come la sicurezza del personale sanitario, la non presa di posizione rischia di apparire come un’occasione mancata. Perché quando in gioco c’è l’incolumità di medici e infermieri, l’astensione difficilmente può essere letta come neutralità.

