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Nove rinvii. Non uno, non due, non tre. Nove. Tanti quanti i cerchi dell’Inferno, e non è escluso che il concorso per l’assunzione di un addetto stampa al Comune di Teramo stia percorrendo proprio quel tragitto, girone dopo girone, senza mai intravedere l’uscita. Tecnicamente, si tratta del "Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di n.l posto a tempo pieno ed indeterminato di "Istruttore Ufficio Stampa”, ma si traduce: “il concorso impossibile”. La cronologia, ormai, ha assunto i contorni di una serie a puntate. Da febbraio ad aprile. Da aprile agli inizi di maggio. Dagli inizi di maggio alla fine di maggio. Dalla fine di maggio alla fine di giugno. Poi, con un balzo degno delle grandi fughe, da giugno direttamente a settembre. Da settembre a ottobre. Da ottobre a dicembre. Da dicembre a gennaio. E infine, oggi, da gennaio a marzo. Una perfetta danza stagionale, una migrazione amministrativa che attraversa mesi e stagioni. Nel frattempo il concorso resta “in programma” e i 38 candidati restano in attesa. Un’attesa che non è più paziente, ma rassegnata. Come se il rinvio fosse diventato la vera prova selettiva: chi resiste vince. La domanda sorge spontanea: cosa può essere così incredibilmente complesso nell’organizzare una procedura concorsuale per un addetto stampa? Eppure, a Teramo il normale diventa epico, il semplice si trasforma in leggendario, il rinvio si fa sistema. La parte più grottesca è che parliamo proprio di un addetto stampa: una figura che dovrebbe occuparsi di comunicazione, chiarezza, tempestività. Il paradosso è servito. Il Comune che non riesce a concludere un concorso per chi dovrebbe migliorare la comunicazione, comunica nel modo peggiore possibile: rimandando, spostando date come puntine su una mappa senza bussola. Nove rinvii non sono una svista. Non sono una coincidenza. Non sono nemmeno sfortuna. Sono un segnale politico-amministrativo preciso: qualcosa non funziona. Resta solo una certezza: marzo è dietro l’angolo. E, con tutta probabilità, il decimo rinvio. Perché quando una tradizione è così ben consolidata, sarebbe un peccato interromperla proprio adesso.