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Il nome “Futuro nazionale” del nuvo patito di Vannacci risulta essere stato registrato nel 2011 da Riccardo Mercante, figura politica abruzzese che negli anni successivi sarebbe poi diventata consigliere regionale nelle file del Movimento 5 Stelle. La registrazione del marchio, avvenuta ben prima delle attuali discussioni politiche legate alla denominazione, assegna formalmente a Mercante la paternità giuridica del nome, che nel tempo è rimasto inattivo sul piano dell’utilizzo pubblico, ma comunque tutelato sotto il profilo della proprietà intellettuale. Dopo la scomparsa di Mercante, avvenuta nel 2020, i diritti sul marchio sono passati ai suoi eredi, che ne risultano oggi i legittimi titolari. Un elemento che assume rilievo nel momento in cui il nome “Futuro nazionale” viene nuovamente evocato o associato a iniziative politiche, culturali o associative. Dal punto di vista formale, l’esistenza di una registrazione precedente implica che qualsiasi eventuale utilizzo del marchio debba fare i conti con la titolarità attuale, aprendo potenzialmente scenari di natura legale o di richiesta di autorizzazione. La vicenda mette inoltre in luce come, nel panorama politico italiano, sigle e denominazioni possano avere una storia autonoma rispetto ai progetti che nel tempo cercano di richiamarle, rendendo necessario verificare sempre la loro effettiva disponibilità. In questo quadro, il marchio “Futuro nazionale” resta dunque, a tutti gli effetti, un bene nella disponibilità degli eredi di Riccardo Mercante, in attesa di eventuali sviluppi o chiarimenti sul suo possibile impiego futuro.