
Un presidente aquilano. Un direttore aquilano. La sede storica nell’Aquilano. E Teramo? Resta spettatrice silenziosa di una partita che si gioca interamente altrove. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che per estensione, patrimonio naturale e ricadute economiche coinvolge in maniera profonda anche il versante teramano, si avvia a diventare, di fatto, un feudo monogeografico. La presidenza dell’ente starebbe per andare a Patrizio Schiazza, tecnico aquilano di area Lega, indicato dai vertici regionali di centrodestra e destinato a raccogliere il testimone di Tommaso Navarra. Una scelta politica, prima ancora che tecnica. E una scelta che porta con sé un messaggio chiarissimo: la provincia di Teramo resta a secco. Non conterà. Eppure il Parco insiste su territori vastissimi del Teramano. Eppure candidature teramane esistevano eccome. Profili con esperienza sul campo, conoscenza diretta del territorio, storia professionale legata alla montagna e alla promozione ambientale. Niente. E così si consolida un quadro paradossale: sede nell’Aquilano, presidente aquilano, direttore aquilano… filiera decisionale aquilano-centrica. Un Parco che si chiama “Gran Sasso e Monti della Laga”, ma che nella pratica sembra fermarsi ai confini dell’Aquila. Una decisione che ad altre forze politiche non piace, a partire da Forza Italia, che ha rinunciato all’Ersi a Noi Moderati - Lega, per avere altre nomine, tipo un Parco eo la Fira, invece la Fira è ancora in quota Lega e la Lega, oltre al Sirente Velino, starebbe per prendere anche il Gran Sasso Laga.

