Sette comuni del Teramano rischiano di perdere lo status di area montana e, con esso, l’accesso a finanziamenti decisivi per la sopravvivenza dei servizi locali. È uno degli effetti più contestati della nuova riclassificazione decisa dal governo guidato da Giorgia Meloni attraverso il decreto firmato dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli. Un provvedimento che, in Abruzzo, esclude complessivamente 26 comuni dai benefici riservati alle aree montane.
IL TERAMANO NEL MIRINO
Partendo proprio dal Teramano, i comuni che rischiano di uscire definitivamente dal perimetro delle agevolazioni sono:
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Castiglione Messer Raimondo
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Castilenti
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Cellino Attanasio
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Montefino
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Atri
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Canzano
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Notaresco
Per questi centri il rischio è concreto: meno risorse, meno servizi, meno possibilità di contrastare spopolamento e crisi economica.
TAGLI IN TUTTO L’ABRUZZO
Oltre al Teramano, l’esclusione colpisce altri territori. Nel Chietino restano fuori, tra gli altri, Casalanguida, Dogliola, Archi, Gissi, Lentella, Roccascalegna, Atessa e Casoli. Nel Pescarese, invece, sono coinvolti Turrivalignani, Penne, Bolognano, Manoppello e Scafa. In una prima bozza del ministero i comuni abruzzesi esclusi erano addirittura 50. La Regione Abruzzo ha trattato una riduzione del numero, con l’assessore Roberto Santangelo (Forza Italia) che parla di «compromesso inevitabile» e di «equilibrio tra criteri oggettivi e sostenibilità finanziaria». Resta il dato politico: dai 227 comuni montani previsti dalla normativa del 1952 si scenderebbe a circa 200 su 305.
LO SCONTRO POLITICO
«C’è poco da festeggiare», attacca il consigliere regionale Vincenzo Menna di Abruzzo Insieme. «La destra rivendica come vittoria il fatto di aver “contenuto” i tagli, ma resta una scelta grave e miope che colpisce territori fragili e già penalizzati». Secondo Menna, la perdita dello status di comune montano significa l’esclusione automatica da fondi strategici per sanità territoriale, scuola, infrastrutture, sicurezza del territorio e agricoltura. «Non è una questione di etichette – sottolinea – ma di risorse vitali. Senza questi strumenti economici, decine di comunità rischiano di non reggere».
“MENO SERVIZI, MENO FUTURO”
Ancora più pesanti, secondo il consigliere, sarebbero le ricadute sul sistema scolastico: meno autonomia per gli istituti, accorpamenti forzati, servizi educativi sempre più lontani. «Un incentivo diretto allo spopolamento dei piccoli centri», avverte. Sulla stessa linea Antonio Di Marco del Partito Democratico, che parla apertamente di «presa in giro». «Sindaci e cittadini – afferma – si ritrovano con meno risorse e meno prospettive, mentre la Regione Abruzzo li aveva spinti, con proprie leggi, verso percorsi che oggi diventano impraticabili». Di Marco ricorda anche il lavoro svolto negli ultimi due anni all’interno del Comitato per la legislazione del Consiglio regionale, definito «serio e trasversale», e avverte: «L’Abruzzo interno non può diventare un “mondo a parte”, né una semplice tabella da riscrivere o cancellare».

