Sono otto i Comuni del Teramano recuperati nella revisione nazionale della classificazione dei Comuni montani, nell’ambito della nuova ripartizione dei fondi statali da 200 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027. La proposta iniziale del ministro Calderoli aveva escluso 58 Comuni in tutta Italia, ma dopo il confronto con le Regioni il numero degli esclusi è sceso a 27. La trattativa a Roma resta comunque aperta. L’Abruzzo ha avuto un ruolo di primo piano nel negoziato nazionale, facendosi capofila del confronto tra Regioni. Nel bilancio regionale della revisione risultano recuperati complessivamente 22 Comuni: 9 nel Chietino, 5 nel Pescarese e 8 nel Teramano. I Comuni che resteranno esclusi perderanno la qualifica di montani a partire dal 2027.
Per i territori interessati, tuttavia, la perdita della “montanità” non comporterà automaticamente l’uscita da altri canali di finanziamento. Restano infatti accessibili fondi per rigenerazione urbana, mobilità ed energia, così come le strategie territoriali regionali, le aree urbane funzionali e le politiche per le aree interne. Non è prevista neppure la perdita di scuole o servizi essenziali. Anche l’esenzione Imu sui terreni agricoli continuerà ad applicarsi nei Comuni che rientrano nei requisiti fiscali previsti, indipendentemente dalla nuova classificazione. Rimangono inoltre attivi gli incentivi per nuovi residenti e le forme associative tra Comuni, comprese unioni e gestioni condivise, che continueranno a poter accedere ai finanziamenti. In Abruzzo il tema assume particolare rilievo: su 10.828 chilometri quadrati di superficie regionale, ben 7.952 — pari al 73% — sono classificati come territorio montano. Il presidente Marco Marsilio e l’assessore agli enti locali Roberto Santangelo hanno ribadito che l’introduzione di parametri più stringenti è corretta, perché non tutti i Comuni possono essere considerati montani. La normativa, hanno spiegato, è migliorabile ma rappresenta comunque un punto di partenza basato su criteri e risorse definite.

