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Caro Marco,

la città che oggi ti celebra è la stessa che non è ancora riuscita ad emanciparsi dalle proprie secolari consuetudini antropologiche e sociali.

Rappresentata, governata e amministrata dalle stesse dinamiche culturali del basso medioevo.

L'esperienza che ti scrive è tra le più classiche e probabilmente banali che una piccola realtà può realizzare: un'associazione di studenti universitari, giovani precari e disoccupati che unendosi hanno deciso di condividere un luogo fisico, non solo ideale, per nutrire un territorio quanto mai digiuno di esperienze di respiro nazionale.

L'associazione è il circolo Arci “Officine Indipendenti” di Teramo che hai conosciuto personalmente tesserandoti in una piacevole visita pomeridiana il 24 giungno del 2013

Nel corso del 2014 siamo stati raggiunti da due ordinanze sindacali di chiusura per disturbo della quiete pubblica e turbamento del decoro urbano dove le rilevazioni dell'Arta, di cui l'ultima svolta ad ottobre a finestre aperte dalla stessa abitazione della prima, nutrita dalla partecipazione di tre pattuglie della polizia, è stata impugnata davanti al tribunale amministrativo regionale ottenendo una sospensione immediata motivata “dal carattere eccessivamente repressivo che non tiene conto delle attività culturali che si ospitano all'interno dello spazio”.

Una città, ma più in generale un terriotrio quello teramano, senza spazi pubblici o idonei per lo sviluppo di pratiche di promozione culturale fuori dalle logiche istituzionali, sintomo della non volontà di uscire dall'unica impresa concepibile: quella dedita alla cementificazione del territorio.

Una associazione, la nostra, che non si è limitata a creare momenti sociali collettivi ( ma che non si è voluta conformare ad una rappresentanza plastica d'una politica comunale sempre uguale a se stessa, contraddistinta dalla paura di qualsiasi mutamento) ed ha costruito nell'ultima campagna elettorale una lista civica dal nome “Prospettiva Comune”, libera ma non per questo apolitica, non certo civetta come tante altre.

L'Ateneo che oggi ti ospita è ancora oggetto di assurde dissertazioni relative all'urbanizzazione di un Campus realizzato in un quartiere senza servizi e improvvisato, che in tempi di crisi, quindi anche di nuove opportunità, come quelli che viviamo, fa tornare quanto mai moderno il dibattito sul recupero dell'ex ospedale psichiatrico che nessuno in campagna elettorale ha avuto il coraggio di riproporre come invece abbiamo fatto noi.

Una politica della città, specie all'opposizione, sorda, cieca e incapace di una alternativa sostanziale e non estetica della città futura da costruire proprio a partire dai soggeti sociali presenti nel territorio.

Ti disturbiamo rinnovandoti l'invito ad acquisire la tessera 2015 e con ciò ti diamo conoscenza dei 4 mesi, ad oggi, che attendiamo una risposta del Sindaco per un incontro, per un confronto dedito alla ricerca di politiche giovanili che possano rappresentare delle nuove pratiche di cittadinanza, mossi dalla convinzione che la qualità del tempo liberato in società così complesse o forse così tribali, mosse dall'edonismo neofascista descritto da Pasolini e dal consumismo, sia una battaglia necessaria e degna di essere intrapresa.

Le ordinanze di chiusura non risolvono i problemi dei residenti e dei promotori ma tentano di nascondere le responsabilità di una politica debole e distratta che nell'estremizzazione tenta di istituzionalizzare l'ingiustizia.

Conoscendoti come una persona sempre dalla parte giusta, in direzione ostinata e contraria con immutata stima

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